Il caso Mattei: la proiezione del reale sullo schermo o lo schermo che produce realtà?

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12/05/2021

In 61 giorni di riprese , dal 7 giungo al 28 agosto 1971, Francesco Rosi gira in tempi record Il caso Mattei (1972) che presentato alla 25° edizione del Festival di Cannes vince, ex equo, con La classe operaria va in paradiso di Elio Petri, il Gran Prix. Al monumentale Gian Maria Volonté, protagonista di entrambi i film, va una menzione speciale.

Il film si apre con la conclusione della vicenda, sui rottami dell’aereo in cui Mattei perse la vita, il 27 ottobre 1962.

Il cominciare dalla fine permise a Rosi di innescare il meccanismo dell’inchiesta; andando a ritroso nel tempo, secondo uno schema non lineare, il racconto propone una ricostruzione dei molti e complessi tasselli della vita dell’imprenditore italiano più conosciuto al mondo fotografando, con precisione chirurgica, le sue relazioni con la classe politica dirigente nazionale e internazionale degli anni del boom economico.

All’interno dell’indagine sull’affair Mattei, Rosi decise di inserire la propria ricerca, quella che lo condusse a contattare il giornalista de “L’Ora”, Mauro De Mauro che all’epoca aveva seguito le due ultime giornate che l’imprenditore aveva passato in Sicilia prima di morire. Il 16 settembre del 1970, durante la preparazione della sceneggiatura, De Mauro venne sequestrato e di lui si perse ogni traccia.

Se la lavorazione del film procedette spedita e senza problemi, la preparazione, a detta dello stesso regista, fu molto lunga e funestata dal rapimento del giornalista siciliano. Fu proprio questo avvenimento che fece scattare l’idea a Rosi di inserire nella trama questa seconda linea di inchiesta. La scomparsa di De Mauro, proprio quando il giornalista stava aiutando Rosi, scatenò un putiferio sulla stampa italiana. Il regista, con l’intento di proteggersi dalle più disparate illazioni, decise, nonostante le ripetute minacce anonime al telefono, di fare comunque il film e di raccontare per immagini la sua versione dei fatti.

In Io lo chiamo cinematografo, il volume che raccoglie la lunga conversazione tra Giuseppe Tornatore e il cineasta, tutta la vicenda è ripercosa puntualmente, confermando che il messaggio di quest’opera resta e resterà dolorosamente aperto. Di fatto il caso Mattei non è una vicenda archiviabile e se il film si concludeva perfettamente in equilibrio sulla sottile linea che separa l’ipotesi dell’incidente da quella dell’omicidio, la sentenza del giudice di Pavia del 2005 – dopo che la nipote dell’imprenditore aveva chiesto e ottenuto la riapertura delle indagini – stabilisce che la sua morte avvenne a causa di un attentato.

A cinquant’anni dalla fine delle riprese e a quasi sessanta dalla morte di Enrico Mattei, questo film, non ha perso la sua carica esplosiva e resta un modello per chi vuole fare cinema engagé.

Dal fondo Calendoli e dall’archivio di Franco Cristaldi produttore di Il caso Mattei, proponiamo una selezione di articoli d’epoca e il diario di lavorazione.

Michela Zegna

Nella gallery

L. Micciché, L’ambiguità del potere, “Avanti!”, 27 gennaio 1972, Fondo Calendoli

O. L. Scalfari, Il vero e il falso Mattei, “L’Espresso”, 6 febbraio 1972, Fondo Calendoli

Pagina del diario di lavorazione del film, Archivio Cristaldi

Pressbook di presentazione del film della Vides Cinematografica, Fondo Calendoli

C. Cosulich, Un caso aperto, “ABC”, 11 febbraio 1962, Fondo Calendoli

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