In ricordo di
Emi De Sica

24/03/2021

Emi De Sica non amava drammatizzare. Nel salotto di casa sua – lo stesso dove il suo amatissimo papà e Zavattini avevano concepito i capolavori del Neorealismo – si muoveva sorniona e con aria divertita di fronte all’espressione estatica di chi vede saltar fuori da ripiani e cassetti documenti di un’epoca mitologica del cinema mondiale. E poi scompariva in cucina, per preparare il pranzo, lasciando gli ospiti stupefatti con il marito, Sergio Nicolai, sommersi da lettere, fotografie e memorabilia d’ogni sorta.

E tra le carte non c’era solo il genio De Sica, ma la storia del teatro ‘all’italiana’, caratterizzata da famiglie che, come i Rissone, di generazione in generazione, hanno fatto vivere personaggi e situazioni della tradizione popolare accanto a opere ispirate alle rivoluzionarie concezioni di rappresentazione scenica, nate tra fine Ottocento e il primo Novecento. L’unione prima artistica e in seguito sentimentale di Vittorio con Giuditta Rissone, detta Titta, fu per il giovane attore in erba, un incontro decisivo per lo sviluppo del suo talento. Questo immenso bagaglio di esperienza di vita vissuta dietro e davanti le quinte del palcoscenico si è concentrata nel DNA di Emi De Sica.

Così noi della Cineteca di Bologna ce ne siamo tutti innamorati.

La sua risata piena, il modo ironico e scanzonato di raccontare di sé e della sua famiglia e il saper trasmettere un senso di naturale accoglienza rendevano tutto semplice, alla portata di chiunque.

Un sapore di un’Italia che è esistita davvero, in cui c’erano uomini come Vittorio De Sica che alle soglie degli anni Cinquanta, in un paese in cui la guerra aveva moltiplicato a dismisura la povertà a vantaggio delle classi agiate, mette a cavalcioni di una scopa, nel centro dell’industriosa Milano, un gruppo di straccioni e li fa volare via cantando “Ci basta una capanna per essere felici…”.

La Cineteca la vuole ricordare così, con le parole conclusive di questa canzone che papà Vittorio aveva voluto comparissero scritte dalla mano di Emi bambina, alla fine del film: “Verso un regno dove buongiorno vuol dire veramente buongiorno!”

Emi e la Cineteca

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