Dov’è la casa del mio amico?

(Khaneh-ye dust kojast?, Iran/1987) di Abbas Kiarostami (83')
Sotto le Stelle del Cinema - Omaggio a Abbas Kiarostami
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Dov’è la casa del mio amico?

(Khaneh-ye dust kojast?, Iran/1987) di Abbas Kiarostami (83')

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La struttura narrativa di Dov’è la casa del mio amico? è quella di un film di viaggio. L’intera vicenda si concentra sul cammino percorso dal piccolo Ahmad attraverso la campagna e i viottoli che separano il suo villaggio da quello dell’amico. A muovere il protagonista è la sua curiosità nei confronti di ciò che si trova al di là dei ristretti confini della sua casa, dentro la quale lo vorrebbero costringere i familiari: è lo stesso utilizzo degli elementi architettonici del cortile e dell’abitazione a sottolineare il regime di chiusura, fatto di obblighi e divieti, cui viene sottoposto il ragazzino, schiacciato dalla presenza severa e ingombrante degli adulti. Attento costruttore di immagini dal forte impatto simbolico, Kiarostami individua nella doppia figura del sentiero (a forma di serpente) e dell’albero l’allegoria del desiderio di conoscenza che funge da motore per la crescita e la formazione del suo personaggio. Un percorso personale in cui, tuttavia, molti commentatori hanno individuato una critica dell’autore nei confronti del ruolo soffocante esercitato sull’individuo dalle istituzioni della società iraniana contemporanea, isolata dal resto del mondo. Il fatto che il sentiero a zig zag sia stato fatto tracciare dallo stesso Kiarostami ai bambini protagonisti prima delle riprese e che l’albero sia stato appositamente trapiantato laddove prima non c’era, ben rappresenta quel legame profondo tra il cinema e la diretta esperienza di vita che caratterizza l’opera di Kiarostami, autentico maestro per un’intera generazione di autori iraniani di oggi.

Umberto Mosca


 

Dov’è la casa del mio amico? è il film che mi ha portato maggiore fortuna, certamente quello che ha ottenuto il più insperato successo. All’inizio alcuni distributori non volevano rischiarne il lancio. Pensavano fosse un film per ragazzi. Tutti mi dicevano: “Ma quanto deve valere il quaderno di questo bambino per spingere gli spettatori ad andare al cinema?”. […] Il soggetto del racconto ha una doppia origine. Da una parte una storia scritta da un maestro di scuola e dall’altra l’esperienza scolastica di mio figlio, che aveva, in quel periodo, la stessa età del protagonista. La scintilla che mi ha spinto a girare, però, nasce da un piccolo episodio che è capitato a un’amica: mentre era a cena a casa mia, è uscita per andare a comprare le sigarette. L’abbiamo aspettata per molto tempo. Alla fine abbiamo scoperto che aveva percorso sei chilometri in città di notte per non rientrare in casa senza sigarette. Questo senso di responsabilità mi ha impressionato e ho voluto esprimerlo nel film. […] Nel film si respira una sensazione di magia e di indeterminatezza. Il vento che apre la porta della camera di Ahmad ha qualcosa di preoccupante e di ansioso: ogni volta che c’è il vento, credo che all’interno di ognuno di noi si muovano le nostre preoccupazioni, l’anima si agita. La porta si apre, lo spazio non è racchiuso più soltanto in quella stanza, la preoccupazione del bambino, con il vento, arriva fino a noi.

Abbas Kiarostami

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Lingua

Versione originale in persiano con sottotitoli in italiano e inglese

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