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Venti storie, le più corte (sono due) durano 30 secondi, la più lunga 17 minuti. Un prodigio di compattezza e di felicità narrativa, un campione di incisività e di rappresentazione della contemporaneità all’insegna della critica più sferzante, della satira più graffiante, senza un filo di forzatura o di compiacimento o di indulgenza o di complicità. [...] Risi sfodera le unghie affilate del suo ‘cinismo’. Che è solo il cinismo di chi gli occhi li usa per guardare e vedere, e non li copre con il velo della censura o delle buone intenzioni ideologiche. Il cinismo della verità, che non ha riguardi per nessuno. Una vita difficile era un tributo pagato a una nobile causa, anche quella di tirare fuori la commedia dall’angolo del passatempo di poco conto e meritevole di scarso credito. Il sorpasso era l’attacco all’Italia ‘moderna’ e imborghesita. I mostri non salva niente e nessuno e si beffa di tutti, ricchi e poveri, borghesi e sottoproletari, intellettuali e illetterati. Tutti colpevoli, tutti condannati perché accomunati dalla stessa corsa velleitaria mistificatoria e millantatrice all’abbraccio infernale di falsi valori. Tutti mostruosi, e non poi così paradossalmente, prodotti della stessa degenerazione del costume e dello spirito; tutti pronti a svendere l’anima in cambio di una merce: denaro, successo, potere, proprietà, simboli di avanzamento sociale, cose, roba. Nessuna commedia contemporanea è così radicale e così spoglia di alibi. In piena, presunta festa
I mostri avverte come una Cassandra che la festa in realtà è già finita, e forse non è mai cominciata.
Paolo D’Agostini
La prima volta che ho incontrato Dino Risi costituivamo con Maccari una coppia già nota. Lavoravamo insieme ormai da dieci anni. Ma quello era il periodo in cui chiamavano tanti sceneggiatori per lo stesso film, vere e proprie équipe redazionali [...] Per
La marcia su Roma eravamo Age e Scarpelli, Maccari, io, Ghigo De Chiara e Continenza. Per
Il mattatore eravamo in quattro: Age e Scarpelli, Maccari ed io. In seguito il gruppo di assottigliò e solo io e Maccari restammo con Risi. Infatti, sceneggiammo con lui
Il sorpasso,
Il successo,
I mostri e altri. Il cinema italiano, anche quando andava bene, perché la gente riempiva le sale, non è mai stato un’industria: mettere su un film è stata sempre un’impresa difficile. I copioni avevano vite sofferte, giravano da un produttore all’altro, morivano, risuscitavano. Tra i copioni in cerca di produttore c’era la proposta di Age e Scarpelli per un film intitolato
I mostri, con Petri regista e Sordi protagonista. Anche questo film non arrivò in porto e il copione da Petri arrivò a Risi. A Risi, il trattamento di Age e Scarpelli piacque e accettò di girare il film. Maccari ed io scrivemmo la sceneggiatura e i dialoghi, aggiungendo altri episodi, e i protagonisti divennero due, Gassman e Tognazzi.
Ettore Scola
Serata promossa da
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