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L’arrivo in sala del suo ultimo Digger, con Tom Cruise nel ruolo di un magnate che tenta di salvare il pianeta da un disastro che lui stesso ha provocato, è l’occasione per ripercorrere l’opera di Alejandro Gonzáles Iñárritu, uno dei tre registi messicani – gli altri sono Alfonso Cuarón e Guillermo del Toro – che si sono imposti a Hollywood nel nuovo millennio influenzando forme e tendenze del cinema contemporaneo. La prima parte della sua carriera è segnata dalla collaborazione con lo scrittore Guillermo Arriaga, che firma le sceneggiature di Amores perros, 21 grammi e Babel. Ad accomunarli temi come il lutto, la colpa, la solitudine, la redenzione, e complesse narrazioni a incastro in cui frammentazione e discontinuità temporale sono sintomi del caso e del caos che governano l’esistenza. Il virtuosismo stilistico e l’amore per il grande cinema contraddistinguono film successivi come Birdman, Revenant e Bardo, in cui l’individuo è in lotta (interna o esterna) con qualcosa che lo sovrasta, che sia il passato o la natura selvaggia. Un cinema che continua a essere potente e inafferrabile.
(Messico/2000) di Alejandro González Iñárritu (154′)
(21 Grams, USA/2003) di Alejandro González Iñárritu (124′)
(USA-Messico-Francia/2006) di Alejandro González Iñárritu (143′)
(Messico-Spagna/2010) di Alejandro González Iñárritu (138′)
(Birdman or The Unexpected Virtue of Ignorance, USA/2014) di Alejandro González Iñárritu (119′)
(Birdman or The Unexpected Virtue of Ignorance, USA/2014) di Alejandro González Iñárritu (119′)
(The Revenant, USA/2015) di Alejandro González Iñárritu (156′)
(Bardo, falsa crónica de unas cuantas verdades, Messico/2022) di Alejandro González Iñárritu (159′)