Iñárritu o l’imprevedibile virtuosismo del cinema

L’arrivo in sala del suo ultimo Digger, con Tom Cruise nel ruolo di un magnate che tenta di salvare il pianeta da un disastro che lui stesso ha provocato, è l’occasione per ripercorrere l’opera di Alejandro Gonzáles Iñárritu, uno dei tre registi messicani – gli altri sono Alfonso Cuarón e Guillermo del Toro – che si sono imposti a Hollywood nel nuovo millennio influenzando forme e tendenze del cinema contemporaneo. La prima parte della sua carriera è segnata dalla collaborazione con lo scrittore Guillermo Arriaga, che firma le sceneggiature di Amores perros, 21 grammi e Babel. Ad accomunarli temi come il lutto, la colpa, la solitudine, la redenzione, e complesse narrazioni a incastro in cui frammentazione e discontinuità temporale sono sintomi del caso e del caos che governano l’esistenza. Il virtuosismo stilistico e l’amore per il grande cinema contraddistinguono film successivi come Birdman, Revenant e Bardo, in cui l’individuo è in lotta (interna o esterna) con qualcosa che lo sovrasta, che sia il passato o la natura selvaggia. Un cinema che continua a essere potente e inafferrabile.