Ken Russell e Derek Jarman:
I diavoli del cinema inglese


“Non sempre so perché faccio le cose, e non sempre sono in grado di spiegarle. Ho la sensazione che il subconscio sia un grande magazzino da dirigere”. Ken Russell sta tutto qui. Nei suoi film ciò che molti riconducono all’eccesso non è altro che una difficile conduzione del proprio subconscio. In questo grande magazzino si spostano contemporaneamente così tanti elementi che alcuni, a volte, sfuggono alle grinfie di chi dovrebbe dirigerti. Dopotutto, Ken Russell non è un vigile munito di paletta. Ed è per questo che i suoi film sono davvero il risultato di questo traffico continuo, questo cantiere perenne fatto di pulsioni, desiderio, morte, humour nero, sinfonie musicali, cromatismi accesi. I diavoli, capolavoro maledetto e censuratissimo finalmente restaurato nella sua versione integrale, è la summa della sua poetica libera e senza compromessi. Ed il film che fa da anello di congiunzione con un altro intransigente del cinema britannico: senza le scenografie taglienti e barocche di Derek Jarman, fortemente voluto da Russell, I diavoli perderebbe molto della sua disturbante dimensione grottesca. Dopo questa prima esperienza, Jarman avrebbe scelto il cinema come terreno prediletto di sperimentazione, dove mettere in scena le sue anti-biografie, le sue riletture queer del teatro e della società di Sua Maestà. Decostruendo con coraggio immagini e immaginari.