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Negli anni Sessanta, Demy e Varda vivono insieme nella casa di rue Daguerre: anche solo Les parapluies de Cherbourg e Il verde prato dell’amore testimoniano la magia di un dialogo umano e artistico che Varda terrà vivo per sempre. Dal 1990, anno della morte di Demy, l’elaborazione del lutto si fa rilancio creativo a partire da Garage Demy (1991) per proseguire con film-ricordo e progetti artistici di cui troviamo traccia in Quelques veuves de Noirmoutier (2005), nato da una video-installazione che stempera il lutto personale in una comunità di solitudini.
Se Cocteau diceva che il cinema è la morte al lavoro, i film di questo mese danno voce a chi l’ha persa e corpo a chi è scomparso, intrecciando la storia intima dei legami familiari più forti con quella collettiva. Ma raccontano sempre e comunque la storia delle immagini e del cinema, tra fotografia e formati a passo ridotto, tra documentario e finzione, ricordandoci che quella storia è fatta anche di relazioni e di ‘discorsi amorosi’ tra artisti e mondi creativi.
La rassegna, a cura di Anna Masecchia, proseguirà, come la mostra omonima, fino a gennaio 2027
(Le Bonheur, Francia/1965) di Agnès Varda (80′)
(Francia/1964) di Jacques Demy (95′)
(Francia/2005) di Agnès Varda (69′)
(Francia/1995) di Agnès Varda (90′)
(Italia/2019) di Beniamino Barrese (90′)
(Jacquot de Nantes, Francia/1991) di Agnès Varda (118′)
(Belgio-Francia-Svizzera/1986) di Chantal Akerman (96′)
(Italia/2024) di Francesca Comencini (110′)
(Auf der Suche nach Ingmar Bergman, Germania-Francia/2018) di Margarethe von Trotta (99′)
(Francia/1992) di Agnès Varda (63′)
(Italia/2002) di Alina Marazzi (55′)