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Cosa significa vivere con consapevolezza in un mondo lacerato da conflitti, fratture sociali, crisi ambientali e disorientamento spirituale? Qual è lo spazio che può avere oggi una visione antica e radicalmente umana come quella del buddhismo? Giunta alla sua quarta edizione, e per la prima volta con tappa a Bologna, la rassegna – ideata da Maria Angela Falà, presidente della Fondazione Maitreya, con la direzione artistica di Italo Spinelli, direttore artistico di Asiatica Film Festival – propone opere documentarie e di finzione che esplorano il buddhismo come esperienza vissuta nel quotidiano, come forza silenziosa ma presente in territori spesso lontani tra loro: dal Bhutan al Giappone, dal Tibet agli Stati Uniti, ogni film è un frammento di un discorso più ampio, che attraversa la compassione, l’identità, il distacco, la rinascita.
(Bhutan-Ungheria/2024) di Arun Battahari e Dorottya Zurbó (94′)
(USA/1996) di Colin Still (51′)
(USA-Svizzera/2024) di Martin Brauen e Yangzom Brauen (84′)
(Giappone/2025) di Yang Yuan (76′)
(Bom yeoreum gaeul gyeoul geurigo bom, Corea del Sud-Germania/2003) di Kim Ki-duk