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Fino al 25 febbraio al Cinema Modernissimo, una delle più corpose retrospettive dedicate al regista ungherese scomparso il 6 gennaio. Mercoledì 4 febbraio, ospite speciale Vinicio Capossela, ammiratore del cinema di Béla Tarr.
La Cineteca di Bologna ricorda Béla Tarr, a un mese dalla scomparsa avvenuta lo scorso 6 gennaio, con una delle retrospettive più complete dedicate al regista ungherese.
In programma fino al 25 febbraio al Cinema Modernissimo, la rassegna Fino alla fine del mondo. Il cinema di Béla Tarr si arricchirà della presenza di un ospite speciale: Vinicio Capossela, che incontrerà il pubblico mercoledì 4 febbraio, alle ore 22.15, in occasione della proiezione del film Nido familiare, realizzato da Tarr nel 1979. Fu proprio la Cineteca di Bologna a far incontrare Béla Tarr e Vinicio Capossela nel 2017, quando il regista e il cantautore salirono sul palco di Piazza Maggiore per la proiezione del film Le Armonie di Werckmeister (vedi foto allegata).
In trent’anni, Béla Tarr ha realizzato nove lungometraggi (ma Sátántangó – dal romanzo Premio Nobel per la letteratura 2025 László Krasznahorkai, stretto collaboratore e sceneggiatore per Tarr – dura sette ore!), creando un’opera sulla dignità umana, plasticamente unica, audace, personale, misteriosa che genera una nuova realtà, parallela e siderale. Vera ossessione per i produttori, ha vinto l’Orso d’argento alla Berlinale 2011 con Il cavallo di Torino, il suo ultimo film da regista.
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Fino alla fine del mondo. Il cinema di Béla Tarr
Fino al 25 febbraio
Cinema Modernissimo
Mercoledì 4 febbraio, ore 17.15
FUKUSHIMA WITH BÉLA TARR (Giappone/2024) di Kaori Oda
Nel febbraio del 2024 Béla Tarr ha tenuto un workshop di due settimane nella regione giapponese colpita dal terremoto e dallo tsunami nel 2011. Il documentario, uno degli ultimi lavori in cui il regista ungherese compare sullo schermo, documenta l’attività del cineasta ungherese con un gruppetto di aspiranti filmmaker impegnati nella realizzazione di cortometraggi.
Mercoledì 4 febbraio, ore 22.15
NIDO FAMILIARE (Családi tüzfészek, Ungheria/1979) di Béla Tarr
Introducono Vinicio Capossela e Gian Luca Farinelli
“Si può ben parlare di lieta sorpresa. La padronanza con cui Tarr si muove tra cinema-verità e introspezione psicologica, fra documentarismo d’ambiente e scioltezza narrativa, ne fa più di una promessa. Le traversie di una giovane coppia, costretta a vivere in casa dei parenti, testimoniano di una crisi (quella degli alloggi, quella dell’istituzione famiglia) che il regista affronta con capacità di approfondimento pari alla leggerezza di mano. Viene in mente il miglior Forman del periodo cecoslovacco” (Sandro Zambetti).
Giovedì 5 febbraio, ore 21.45
LO STRANIERO (Szabadgyalog, Ungheria/1981) di Béla Tarr
“Il film si concentra su un giovane infermiere balordo e frustrato. […] Girato in primi piani, restituisce con efficacia un mondo chiuso, dalle opzioni limitate, dove ogni cosa sembra oppressiva. L’unica via d’uscita per András sembra passare per la musica, il ballo e le ubriacature nei locali notturni, dove trascorre occasionali momenti di calore con la sua fidanzata-moglie. Il film possiede il sentimento della vita, come se anch’esso vi partecipasse – estese scene di dialogo, lunghi momenti di osservazione, la macchina da presa sempre addosso ai personaggi” (Piers Handling).
Martedì 10 febbraio, ore 21.45
RAPPORTI PREFABBRICATI (Panelkapcsolat, Ungheria/1982) di Béla Tarr
Nel suo terzo lungometraggio il regista si avvale per la prima volta di un cast composto da attori professionisti e di un artificio narrativo per lui inusuale come il flashback. Come strappati al reale, i piani-sequenza si susseguono senza alcuna transizione. Marito, moglie e figli: un ritratto colto nella quotidianità dell’esistenza. Attriti e crisi minano l’unità familiare.
Mercoledì 11 febbraio, ore 22
ALMANACCO D’AUTUNNO (Öszi almanach, Ungheria/1984) di Béla Tarr
“Cinque personaggi che vivono sotto lo stesso tetto si sbranano ferocemente tra loro, salvo poi arrivare a un ipocrita accomodamento finale. […] Il film si impone all’attenzione soprattutto per l’originalità delle soluzioni cromatiche e di impianto scenico a cui tende. Vi dominano, in chiave programmaticamente antinaturalistica, l’azzurro e il rosso in un inferno che è al tempo stesso di ghiaccio e di fuoco, colori giustapposti in nette divisioni di campo, come a far da poli di una tensione che si scarica continuamente nelle convulsioni dei personaggi” (Sandro Zambetti).
Giovedì 12 febbraio, ore 21.30
PERDIZIONE (Kárhozat, Ungheria/1988) di Béla Tarr
“Ho voluto descrivere una situazione oggi consueta, in cui siamo rifiutati, non amati, perché non accettiamo le regole della società in cui viviamo. […] È un film sugli spazi bianchi. Allontanandomi dalla trama, la zona bianca diventa molto più importante. Siamo alla fine del secolo e l’umanità dovrebbe chiedersi se esiste una prospettiva vera, o se c’è solo quella della disperazione. È importante concepire l’uomo come un’entità cosmica. Con i satelliti in cielo crediamo di sapere tutto di tutti, ma io penso che in un filo d’erba posso vedere tutto l’universo, senza bisogno di satelliti” (Béla Tarr).
Lunedì 16 febbraio, ore 22
LE ARMONIE DI WERCKMEISTER (Werckmeister harmóniák, Ungheria-Italia-Germania-Francia/2000) di Béla Tarr
“C’è qualcosa di più inquietante della carcassa esposta di una balena? È un film che può fare ammattire quelli che non riescono a entrarvi dentro, e risulta invece incantevole per coloro che vi riescono. ‘Una specie di sogno’, l’ha definito Jim Jarmusch. Ma può anche risultare ossessivo come un incubo; sinistro, stipato di silenzio e tristezza, con la strisciante sensazione che il male stia penetrando all’interno di quel tetro villaggio. Girato in bianco e nero, i movimenti di macchina sono così imponenti che sembrano fluttuare lungo le trentanove inquadrature del film”. (Roger Ebert)
Mercoledì 18 febbraio, ore 21.45
L’UOMO DI LONDRA (A Londoni férfi, Francia-Germania-Ungheria/2007) di Béla Tarr
“Béla Tarr l’ha definito un film noir. ‘Simile a quelli realizzati in Francia’, mi ha detto. Di certo, l’inquadratura che apre il film nella nebbia e nel tenebroso fronte del porto ricorda Quai des brumes. Ma qui l’azione è sottile, mantenuta a distanza, i moventi restano opachi: 10% di storia, 90% di atmosfera. La macchina da presa costeggia il fronte del porto con la stessa austera lentezza che troviamo in Perdizione, Sátántango e Le armonie di Werckmeister, inghiottendo la trama di Simenon nel modo fluido che Tarr ha di vedere”. (David Bordwell)
Giovedì 19 febbraio, ore 16
SATANTANGO (Sátántangó, Ungheria/1994) di Béla Tarr
Capolavoro dal libro omonino di László Krasznahorkai, Premio Nobel per la letteratura 2025. “Un film di sette ore e mezza dove sembra non accada nulla se non una frode, l’immaginazione di un movimento che si auto-dissipa riportandoci al punto di partenza. Eppure, nulla è più distante da un’opera formalista. Al contrario, Satantango è uno degli ultimi grandi film materialisti storici” (Jacques Rancière).
Mercoledì 25 febbraio, ore 21.45
IL CAVALLO DI TORINO (A Torinói ló, Ungheria-Francia-Germania-Svizzera-USA/2011) di Béla Tarr
A Torino, il 3 gennaio 1889, Friedrich Nietzsche esce da casa. Un cocchiere è alle prese con un cavallo. Malgrado le sue esortazioni ripetute, il cavallo rifiuta di muoversi. Il cocchiere perde la pazienza e imbraccia la frusta. Nietzsche mette fine al comportamento brutale dell’uomo. Si lancia verso la carrozza e abbraccia il cavallo singhiozzando. Viene riportato a casa. Resterà steso sul divano per due giorni, immobile e muto, prima di pronunciare le sue ultime parole famose e vivere i successivi dieci anni nel silenzio e nella demenza. Non sappiamo cosa sia accaduto al cavallo. È ciò che racconta questo magnifico film che “mostra la mortalità alla quale siamo condannati, con questo profondo dolore che noi tutti proviamo” (Béla Tarr).