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Se l’America liberal ha avuto un volto è stato quello di Robert Redford. Attore e regista impegnato, con il suo Sundance Film Festival ha cambiato la storia del cinema indie, dimostrando sempre un’anima da libero contestatore e combattente. Una lotta, la sua, affrontata con quel sorriso mai invecchiato da bravo ragazzo a stelle e strisce, un’atleta biondo e rassicurante arrivato fuori tempo massimo in un paese che aveva già smesso di credere nel mito wasp che il giovane Robert si trovava stampato sul volto. È così che da Butch Cassidy a Corvo rosso non avrai il mio scalpo!, da Come eravamo a I tre giorni del Condor fino a Tutti gli uomini del presidente, i suoi personaggi hanno incarnato come pochi altri la capacità del singolo di opporsi a regole e costrizioni dettate dall’alto, rivelando dall’interno i retroscena del sogno americano. Questi film smontano la leggenda del west, denunciano la caccia alle streghe maccartista, svelano le incertezze e le paure del paese dopo il Watergate; insieme costruiscono un’illuminante contro-storia degli Stati Uniti, scritta intorno alla bellezza timida, piena di complesse sfaccettature, dell’ultimo good boy del cinema americano.
(The Way We Were, USA/1973) di Sydney Pollack (118′)
(All the President’s Men, USA/1976) di Alan J. Pakula (138′)
(The Way We Were, USA/1973) di Sydney Pollack (118′)
(Three Days of the Condor, USA/1975) di Sydney Pollack (118′)
(Jeremiah Johnson, USA/1972) di Sydney Pollack (116′)
(Jeremiah Johnson, USA/1972) di Sydney Pollack (116′)
(Butch Cassidy and the Sundance Kid, USA/1969) di George Roy Hill (110′)