L’Archivio Roberto Rossellini alla Cineteca di Bologna

L’annuncio in occasione della 40ª edizione del festival Il Cinema Ritrovato e dell’anteprima in Piazza Maggiore del restauro del film Il Generale Della Rovere

Lettere, progetti, soggetti, contratti: l’archivio di Roberto Rossellini trova casa alla Cineteca di Bologna.

Un archivio che raccoglie vita, arte e pensieri di uno dei più grandi maestri del cinema di tutti i tempi, una corrispondenza che va dal Secondo dopoguerra alla metà degli anni Settanta, scambi che testimoniano le svolte artistiche di un autore immortalato come padre del Neorealismo, ma che ha in realtà attraversato molte stagioni di cinema, e di televisione, come testimonia ad esempio la lunga lettera programmatica inviata a Papa Paolo VI nel gennaio del 1966: “Sono un regista e da alcuni anni, dacché l’ho sentito vano, ho abbandonato il cinema spettacolare. Ai miei tempi ho tentato, ma quasi invano, di fare un cinema utile sul piano civile e umano. La nostra società, procedendo verso i più alti indici di sviluppo tecnico, scientifico, economico, si è macchiata, nel nostro secolo, di delitti dei quali non v’è riscontro nella storia e dei quali non è quasi capace di rendersi conto: di qui una profonda pietà. Ma si può e si deve arrestare il progresso? No, esso è inarrestabile, ma bisogna fare in modo che l’uomo non si senta smarrito nei confronti di un mondo che muta, negli orizzonti che si allargano e si colorano e si architettano in modo differente. Forse, tra le azioni da compiere, per adeguare la coscienza dell’uomo ad affrontare il suo mondo, bisogna pensare di sviluppare un tipo di educazione che si prolunghi oltre la scuola, che segua passo passo gli sviluppi e le trasformazioni. Per questa opera urgente di pronto soccorso i mezzi ci sono: sono quelli audio-visivi”.

Questo nuovo capitolo, che darà un ulteriore e importante contributo alla conoscenza della vita e del lavoro di Roberto Rossellini, non sarebbe stato possibile senza il lavoro e la dedizione di Renzo Rossellini, che per decenni ha custodito e accompagnato questi materiali, facendosi interprete appassionato della memoria, dell’opera e della visione del padre Roberto.

La Cineteca di Bologna è impegnata da lunghissimo tempo nella custodia dell’arte di Roberto Rossellini e ha curato e promosso restauri fondamentali del suo cinema, a partire naturalmente da Roma città aperta. Un lavoro che non si è mai interrotto e che trova compimento ora con l’arrivo dell’Archivio Roberto Rossellini, proprio nel momento in cui la 40ª edizione del festival Il Cinema Ritrovato celebrerà il regista con l’anteprima, in Piazza Maggiore a Bologna, del nuovo restauro, realizzato da Gaumont, del film Il Generale Della Rovere (Leone d’oro a Venezia nel 1959), che Rossellini trasse da un racconto di Indro Montanelli, affidando il volto del protagonista a Vittorio De Sica.

Il restauro del Generale Della Rovere sarà proiettato questa sera, venerdì 19 giugno, alle ore 21.45 appunto in Piazza Maggiore a Bologna, presentato dai nipoti di Roberto RosselliniRaphael e Alessandro, dal direttore della Cineteca di Bologna Gian Luca Farinelli e dal presidente di Gaumont Nicolas Seydoux.

“Mi ha interessato immediatamente il caso straordinario di questo personaggio, che è veramente esistito – ha ricordato Roberto Rossellini – e che è stato insieme un imbroglione deplorevole e un autentico eroe. Non è ancora stato possibile definirlo storicamente. Certi lo considerano come una spia, altri come un mitomane. Personalmente me lo sono immaginato come un personaggio un po’ folle, un baro, un imbroglione pieno di buone intenzioni. Se ha commesso il genere di imbroglio più ignobile che ci sia, quello di approfittare dello smarrimento delle famiglie di prigionieri arrestati dalla Gestapo per sottrargli dei soldi, non ha, tuttavia, coscienza di truffarli ma di vendere della consolazione. Cerca persino, quando può, di farli liberare. Quando viene smascherato, i tedeschi lo usano per sostenere in prigione il ruolo del generale Della Rovere, uno dei capi della Resistenza, ucciso da loro durante uno sbarco clandestino. Il mio personaggio si immedesima nel suo ruolo, a poco a poco si immagina di essere realmente il generale. Si comporta come si sarebbe comportato il generale e alla fine muore da eroe. Al di là di questo caso sorprendente, mi interessava realizzare un film storico su un periodo così vicino a noi e insieme per fortuna lontano”.