‘Lo zio di Brooklyn’ di Ciprì e Maresco a Venezia Classici

Un esordio indimenticabile: Daniele Ciprì e Franco Maresco, creatori di Cinico Tv, approdano al grande schermo nel 1995 con Lo zio di Brooklyn. Divenuto oggetto di culto, come tutto ciò che toccano Ciprì e Maresco, Lo zio di Brooklyn sarà all’83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, nella sezione Venezia Classici, grazie al restauro realizzato della Cineteca di Bologna, in collaborazione con Luigi e Aurelio De Laurentiis, presso il laboratorio L’Immagine Ritrovata, con la supervisione degli stessi Daniele Ciprì e Franco Maresco e di Luca Bigazzi, direttore della fotografia del film.
La proiezione ufficiale è in programma venerdì 11 settembre, alle ore 14 in Sala Corinto.
Repliche: venerdì 11 settembre, alle ore 22 in Sala Pasinetti, e sabato 12 settembre, alle ore 14.30 in Sala Astra 1.

Il film

In una Palermo apocalittica, la famiglia Gemelli deve ospitare e nascondere lo zio di Brooklyn. È il clan dei Nani a chiederlo, e non si può certo dire di no. Il misterioso ospite non parla, non dorme, non mangia, e intorno a lui si muovono personaggi strani e inquietanti. Come nei precedenti sketch di Cinico Tv, Palermo è una terra desolata in cui si muove un’umanità lunare e abbrutita. Il genocidio culturale prefigurato da Pier Paolo Pasolini si è compiuto.

Goffredo Fofi: “Carmelo Bene vedeva nel loro lavoro la grandiosità
del sacro”

“Ciprì e Maresco – ricordava Goffredo Fofi – sono dei precursori che hanno raccontato la mutazione mentre avveniva […]. Carmelo Bene li chiamava «gli scoreggioni» però li amava moltissimo, perché ci vedeva la genialità e anche l’aspetto comico del tragico, le cose portate fino all’estremo, inaccettabili dal buon gusto. Carmelo Bene vedeva nel loro lavoro la grandiosità del sacro. Ciprì e Maresco hanno capito che bisognava entrare nel comico e nel macabro, non nel realistico, che hanno evitato come la peste. Persino le cose più banali come certi tramonti di paesaggi sulle macerie della città o sulla campagna sono metafisici, senti il sacro, avverti la domanda, l’inquietudine: «Cos’è?», «Perché?», «Chi siamo?», «Da dove veniamo?», «Dove andiamo?». […] In qualche modo di questo parlavano in parte Pasolini, Carmelo Bene totalmente, Fellini in parte, qualche volta Antonioni… Questo tipo di inquietudine era talmente rara nel cinema italiano. Ecco, forse ce l’aveva Rossellini
[…]. Viaggio in Italia, Europa ’51 sono film che in Italia la gente non capiva perché il cattolicesimo italiano – con rare eccezioni – non è mai stato un cattolicesimo metafisico, è sempre stato un cattolicesimo terragno e condizionato. In questo consiste la grandezza del cinema di Ciprì e Maresco”.

Franco Maresco: “La tecnologia ha avviato un processo di cancellazione della nostra umanità definitivo”

“In questi giorni sto leggendo recensioni del nostro film entusiaste, direi esageratamente entusiaste”, diceva Franco Maresco ai tempi dell’uscita del film. “Alcuni critici tirano in ballo l’intera storia del cinema per spiegare che cos’è Lo zio di Brooklyn, in particolare citano Buñuel e, soprattutto, Pasolini. Chi ci conosce sa che non siamo proprio due campioni di modestia, ma questi accostamenti cominciano a imbarazzarci, a metterci perfino in difficoltà perché sono eccessivi nell’esaltare il film arrivando a paragoni che rasentano il sacrilegio, in qualche caso pure il ridicolo. I critici che ci stroncano hanno gioco facile nel fare ironia leggendo che il tale critico paragona Ciprì e Maresco a Buñuel e Pasolini, aggiungendo un po’ di avanguardie storiche. […] Penso che il riferimento a Pasolini abbia in qualche modo un senso se si vede nel nostro film la continuazione di alcune sue riflessioni sulla condizione dell’umanità e sul suo destino nell’epoca dell’«Uomo a una dimensione».
Lui vent’anni fa parlava di «mutazione antropologica», di perdita dell’innocenza contadina cancellata dal consumismo e dalla televisione. Adesso il problema non si pone più, non c’è poesia che tenga, la tecnologia ha avviato un processo di cancellazione della nostra umanità definitivo, senza possibilità di ritorno. […] L’altro giorno una signora uscendo dal cinema ha detto che non aveva mai visto un film così «schifoso e ripugnante», con l’ostentazione continua di corpi osceni e deformi. In fondo la signora ha ragione sull’impatto che questo film ha, in genere, sugli spettatori, peccato che non abbia intuito che tra qualche anno quei corpi le mancheranno, con la loro deformità oscena, con la loro malattia, con la puzza che emanano, col desiderio impotente soffocato, con la morte sempre accanto, e il dolore di vivere. […] Non credo che Lo zio di Brooklyn sia un capolavoro, come qualcuno troppo generosamente lo ha definito. Penso invece che sia uno dei pochissimi film in circolazione che rappresentano la condizione umana contemporanea arrivata alla sua fine, e lo fa con una malinconia
infinita, con quel «sentimento tragico della vita» senza il quale non è possibile essere uomini, non è possibile essere veramente liberi. E lo fa pure con una certa comicità, ammettiamolo…”.

Ciprì e Maresco

Registi, sceneggiatori, animatori culturali, i palermitani Daniele Ciprì (1962) e Franco Maresco (1958) iniziano a collaborare a metà anni Ottanta lavorando per un’emittente televisiva locale. A inizio anni Novanta si fanno conoscere dal grande pubblico grazie alla satira estrema e corrosiva di Cinico Tv, in onda su Rai3. Il passaggio al cinema è sempre in coppia: dopo l’esordio con Lo zio di Brooklyn (1995), l’irriverente e radicale Totò che visse due volte (1998) è l’ultimo film censurato e processato per vilipendio alla religione nella storia del cinema italiano – accusa da cui il duo viene naturalmente assolto. Seguono documentari, corti e un terzo lungometraggio, Il ritorno di Cagliostro (2003). Nel 2007 i due cinici si separano e prendono strade diverse: Ciprì lavora come direttore della fotografia e nel 2012 dirige È stato il figlio, seguito da La buca (2014) e dal documentario Roma, santa e dannata (2023); anche Maresco, dal 2010, prosegue la carriera di regista solista, tra documentario e finzione, firmando, tra gli altri, Belluscone – Una storia siciliana (2014), La mafia non è più quella di una volta (2019), Un film fatto per Bene (2026).