Premio Venezia Classici per Miglior Film Restaurato: ‘La lunga notte del ’43’ di Florestano Vancini

Edizione restaurata in 4k da Fondazione Cineteca di Bologna in collaborazione con Compass Film presso il laboratorio L’Immagine Ritrovata nel 2026.

La lunga notte del ’43 vince Venezia Classici: il film di Florestano Vancini, restaurato dalla Cineteca di Bologna in collaborazione con Compass Film presso il laboratorio L’Immagine Ritrovata, vince il Premio Venezia Classici per il Miglior Film Restaurato all’83a Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, ritirato alla Cerimonia di premiazione dal direttore della Cineteca di Bologna, Gian Luca Farinelli: “Un film enorme, che dimostra come Vancini avesse già in mente il suo atteggiamento morale nei confronti della storia del nostro Paese”.

Assegnato dalla Giuria di studenti di cinema presieduta da Daniele Vicari al il lungometraggio d’esordio di Florestano Vancini “per la straordinaria capacità di dialogare con il nostro tempo”, il Premio Venezia Classici bissa il Premio Opera Prima vinto da La lunga notte del ’43 nel 1960 proprio alla Mostra del Cinema di Venezia e celebra nel migliore dei modi il centenario della nascita del regista ferrarese, avvenuta il 24 agosto 1926.

Tratto da un racconto dello scrittore Giorgio Bassani, e sceneggiato dallo stesso Vancini assieme a Ennio De Concini e Pier Paolo Pasolini, La lunga notte del ’43 vede tra gli interpreti Belinda Lee, Gabriele Ferzetti, Gino Cervi, Enrico Maria Salerno.
Ferrara, ultimi mesi del 1943. Il farmacista Barilari – fascista della prima ora, colpito da paralisi dopo la Marcia su Roma – osserva dalla finestra la città, spettrale e avvolta dalla nebbia. Osserva i fascisti che tentano di riorganizzare il partito, preparando ritorsioni e rastrellamenti. Osserva sua moglie Anna, giovane, infelice e probabilmente alla ricerca di un altro amore. Ma di questi scorci di storia e di vita cittadina, qualcosa forse fingerà di non aver visto.

“Il nucleo del film è quello del racconto di Bassani e l’avvenimento intorno al quale si svolge è accaduto a Ferrara nel novembre del 1943, e io ne fui testimone oculare” ricorda Florestano Vancini. “Vidi con i miei occhi l’eccidio perpetrato nel centro della città. Allora ero un giovane studente e il mattino, andando a scuola, mi trovai davanti tutti questi morti. Attorno a questo avvenimento reale Bassani inventò dei personaggi e una storia, e io su questa storia innestai delle altre cose. Che Bassani accettò. Non volle neanche entrare nella sceneggiatura, non fece mai obiezioni sul film. Alla Lunga notte del ’43 fu dato un finale contemporaneo perché in quel momento ci sembrò di dovere puntare su una lezione morale e politica. Non si poteva continuare a fare un cinema celebrativo, ormai erano trascorsi molti anni da quel periodo ed era il caso di cominciare a guardare dentro le cose un po’ di più, e a dire che ci fu una grossa parte del popolo italiano che la Resistenza non la fece e che o se ne stette a guardare o addirittura si rifiutò di farla, senza magari schierarsi dall’altra parte, e alcuni anche schierandosi dall’altra parte”.