Carlo Rambaldi 100

“Le mie sono sculture meccaniche, praticamente sono creature meccaniche, sono attori meccanici”.

Così definiva le sue creazioni Carlo Rambaldi, il mago degli effetti speciali, nato nel ferrarese un secolo fa e diventato negli anni Settanta una vera e propria star planetaria. E se a incoronarne ufficialmente l’abilità ci sono tre premi Oscar (per King Kong di John Guillermin, Alien di Ridley Scott e per aver regalato all’immaginario collettivo la tenera mostruosità di E.T.), nella sua carriera ha attraversato generi e incontrato registi differenti, terrorizzando il pubblico con il pupazzo meccanico di Profondo rosso e con il mostro di Possession, lavorando sia con piccoli budget (suoi gli effetti anche del film che di Alien è l’ispirazione, Terrore dello spazio) sia con grandi produzioni e autori internazionali (su tutti Steven Spielberg, per il quale, oltre E.T., realizzerà gli alieni di Incontri ravvicinati del terzo tipo). Con la sua arte Rambaldi resta il rappresentante illustre di un cinema pre-digitale, profondamente concreto anche nelle sue incarnazioni fantastiche. E forse, per questo, un po’ più magico.