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Mohammad Bakri, scomparso lo scorso 24 dicembre, è stato in primis attore di grande successo, capace di muoversi tra cinema e teatro, lavorando con registi israeliani, palestinesi ed europei (italiani compresi, da Saverio Costanzo ai fratelli Taviani). Alla fine degli anni Novanta passa dietro la macchina da presa, dando il via a una carriera da documentarista che lo ha posto in aperto contrasto con il potere israeliano. Rievocazione dell’attacco a un campo-profughi palestinese, Jenin, Jenin, girato clandestinamente e montato a Roma, ha sollevato dure reazioni in Israele ed è diventato un caso politico: accusato di parzialità e antisionismo dai media e dall’opinione pubblica, il film è stato censurato e processato due volte. La sentenza definitiva del 2022 prevede il divieto di proiezione, decisione contro cui si sono sollevati con una petizione molti personaggi del mondo del cinema. I lavori da regista di Bakri muovo spesso da uno spunto autobiografico per tracciare una storia universale e dolorosa del lungo conflitto in Medioriente, fatta di prevaricazioni e violenze, di esistenze sradicate e vissute all’ombra dell’occupazione.
Rassegna a cura di Mohamed Challouf
(Eid milad Laila, Palestina-Tunisia-Paesi Bassi/2008) di Rashid Masharawi (71′)