Tre momenti di ordinaria angoscia familiare, in tre paesi diversi (USA, Irlanda, Francia): fratello e sorella vanno a trovare il padre che non vedono da tempo; due sorelle prendono l’annuale tè pomeridiano con la madre; una coppia di gemelli visita per l’ultima volta l’appartamento dei genitori, morti in un incidente. Leone d’oro a Venezia 2025, tra le polemiche: ingiustificate, perché il film di Jarmusch è un’illuminate incursione nei rapporti tra genitori e figli, compressa nel tempo, e nello spazio, di un incontro fugace. Se nei primi due episodi (Adam Driver e Mayim Bialik alle prese con l’irresistibile imbroglione Tom Waits, l’inquadrata Cate Blanchett e la scoppiata Vicky Krieps calate nel rigore formale di una Charlotte Rampling glaciale) l’ironia stempera i silenzi, le bugie, i rancori che aleggiano nella stanza, l’ultimo si apre a una poetica tenerezza, con il più credibile rapporto tra gemelli (Luka Sabbat e Indya Moore) mai visto sullo schermo. (gds)
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