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“Ci sono film che mi hanno accompagnata da adolescente e altri che mi hanno aiutata a mantenermi connessa con quel sentire. In modi diversi, tutti parlano del desiderio femminile e delle sue conseguenze. Entrare in relazione – e in conflitto – con il mondo non è mai un processo lineare: lungo il percorso, alcune cose si perdono e altre si trasformano”.
Laura Samani
Alla sua opera seconda, Laura Samani ha portato sullo schermo Un anno di scuola di Giani Stuparich, triestino come lei, che ha frequentato, insegnato e ambientato la sua storia nel liceo che lei stessa ha frequentato. Ma la regista ha ricondotto ancora più a sé quel racconto d’inizio Novecento conosciuto proprio sui banchi di scuola, ambientandolo nel 2007 della sua maturità e riportandolo alla propria esperienza personale. “Questo film racconta le sfide di crescere come giovane donna in un mondo dominato dagli uomini, dove il corpo e i desideri possono facilmente diventare armi rivolte contro di te”.
Oltre all’ispirazione letteraria, geografica e autobiografica, c’è però una costellazione cinematografica che ha illuminato i passi di questa giovane autrice di talento. Film tra loro assai diversi ma tutti capaci di raccontare quel momento di fragilità ed estreme passioni, di ribellione e di malinconie, che segna il passaggio all’età adulta. Dalla Monica di Bergman alle ‘cattive ragazze’ di Mean Girls, dalle inquietudini amorose di Pialat alle ribellioni di Assayas, fino alle Piccole donne di Greta Gerwig.
(Italia/2025) di Laura Samani (102′)
(Sommaren med Monika, Svezia/1952) di Ingmar Bergman (92′)
(Francia/1994) di Olivier Assayas (92′)
(À nos amours, Francia/1983) di Maurice Pialat (95′)
(Little Women, USA/2019) di Greta Gerwig (135′)
(Canada-USA/2004) di Mark Waters (97′)