Steven Spielberg: cinema come meraviglia

Non molti registi possono dire di aver inciso nell’immaginario collettivo come Steven Spielberg. Da quando la sua firma è comparsa nei titoli di testa, la storia del cinema non è più stata la stessa: Lo squalo, suo secondo film per il cinema (dopo la gavetta in televisione, compreso uno strepitoso episodio del tenete Colombo) è stato il primo blockbuster vero e proprio, lo spartiacque che insieme a Guerre stellari ha spazzato via definitivamente la New Hollywood e dettato la linea per i decenni successivi. Con i suoi film Spielberg ha costruito miti e mondi – dagli alieni di Incontri ravvicinati del terzo tipo a Indiana Jones fino ai dinosauri di Jurassic Park – riflettendo sulla forza delle immagini, sulla potenza spettacolare del cinema, sulla sua capacità di costruire un’epica, di creare pathos.

L’uscita in sala del suo nuovo film, Disclosure Day, ci dà l’occasione di rivedere la suspense perfetta dei primi capolavori, di ritrovare l’elogio della forza dell’infanzia (e la conseguente paura di crescere) che è un punto centrale della sua poetica e che trova nell’autobiografico The Fabelmans una chiave di volta fondamentale per rileggere e capire tutto il suo cinema: l’opera sorprendente di un grande sognatore, che da più di mezzo secolo ci stupisce ed emoziona, come in pochi altri sanno fare.