L’editoriale di aprile

Il programma di aprile nelle sale della Cineteca

 

Non ci resta che piangere è il titolo del bel film di Troisi e Benigni ed è anche una frase che, ahimè, preoccupati per quanto sta avvenendo nel mondo, diciamo tutti sempre più spesso; per non cedere alla disperazione vi proponiamo quindi di tornare a vedere quei film che, verso la fine del secolo scorso hanno portato alla ribalta italiana una nuova generazione di attori capaci di rinnovare la comicità italiana.
Un sacco bello è il nostro film del mese, opera prima di Carlo Verdone, caso unico di comico laureato con una tesi sulle relazioni tra letteratura e cinema muto italiano (!). Carlo inventa, dal primo film, una galleria di sgangherati personaggi romani che entrano immediatamente nell’immaginario collettivo e che segnalano una trasformazione antropologica che, nel momento in cui si stava spegnendo la voce dei grandi cineasti del dopoguerra e si stava affermando quella della televisione commerciale, pochi avevano visto arrivare e saputo raccontare.
Il cartellone di aprile ricorda, come sempre, la lotta al nazifascismo e la Liberazione. Per tanti anni ci hanno accompagnato i protagonisti di quell’epopea, che sono venuti a introdurre le proiezioni organizzate in collaborazione con l’ANPI; oggi ci sono i film e il lavoro di storici e artisti che ci aiutano a capire il valore di figure grazie alle quali l’Italia ha conquistato la democrazia. Luigi Meneghello, nel suo libro Fiori italiani, descrivendo la propria educazione durante il fascismo, riconosce l’importanza di aver incontrato un vero Maestro, il partigiano Antonio Giuriolo: “Credo che di maestri di simile tempra ce ne siano stati in ogni parte d’Italia pochi, ma non pochissimi. […] Penso che sarebbe importante studiarli, ricostruire bene la loro cultura, riconoscere l’origine e la tempra del loro non-conformismo”. Abbiamo seguito l’intuizione di Meneghello proponendo film che raccontano la lotta per la libertà in vari paesi europei, figure esemplari come quella di Giuriolo, di Pertini, di Corbari, della famiglia Cervi e – anche con l’ausilio del programma di Rai Radio 3 Belle storie – le tante donne che parteciparono alla Resistenza, il cui ruolo è stato finalmente riconosciuto dalla storiografia contemporanea.
In parallelo alla grande mostra a lei dedicata, si apre il secondo capitolo dell’esplorazione dell’opera di Agnès Varda, con alcuni dei suoi film più importanti, come Il verde prato dell’amore, suo terzo lungometraggio, spietato racconto del tradimento in una coppia sposata, e Daguerréotypes, esempio della capacità di trasformare un limite – la povertà finanziaria della sua storica casa di produzione, Ciné-Tamaris – in un’opportunità: Agnès porta il suo sguardo di cineasta fuori dalla sua abitazione/atelier e racconta la strada dove vive, rue Daguerre a metà anni Settanta, dando la parola alle persone che la frequentano e ci lavorano. Un’opera preziosa, essenziale per capire cosa stava avvenendo a fine anni Settanta nella società francese e in Europa, quella grande trasformazione che ha cambiato anche le strade delle nostre città. E poi presentiamo Senza tetto né legge, il suo film più conosciuto in Italia, un lavoro che ha segnato tante cineaste e che ci consente di allargare lo sguardo della nostra storia del cinema al femminile, con molti capolavori consacrati, come Jeanne Dielman di Chantal Akerman o Anatomia di una caduta di Justine Triet, e altri film straordinari, come Wanda, unica regia di Barbara Loden, o The Ballad of Little Jo di Maggie Greenwald, primo western al femminile, che hanno ottenuto un riconoscimento molto tardivo rispetto alla loro uscita.
Accogliamo anche quest’anno Rendez-Vous, tradizionale appuntamento con il cinema francese contemporaneo. Presentiamo i recenti trionfatori ai César (gli Oscar francesi): L’Attachement di Carine Tardieu, vincitore del premio per il miglior film; e poi La donna più ricca del mondo (César al migliore attore per Laurent Lafitte) e la divertentissima commedia nera Un crimine imperfetto diretta dall’attore Franck Dubosc, che ha ottenuto il riconoscimento per la miglior sceneggiatura. Infine Partir un jour, opera prima di Amélie Bonnin che ha aperto il festival di Cannes 2025, un’irresistibile commedia musicale su una giovane cuoca che, mentre va a trovare la sua famiglia, deve fare i conti con il grande amore della sua adolescenza, la scoperta di essere incinta e l’apertura del suo primo ristorante a Parigi con un socio che è anche il fidanzato. Una selezione che mostra l’eccellente stato di salute del cinema francese, la varietà dei soggetti, la capacità di raccontare una società complessa, in piena trasformazione, di raggiungere pubblici diversi, ma anche il costante ricambio di attori, attrici, registe.
Un momento molto diverso rispetto a quello che vive il cinema italiano, in una fase di stallo creativo evidente. Ma segnalo una buona notizia: per il quarto mese consecutivo presentiamo al Modernissimo Orfeo di Virgilio Villoresi, un film che, ancora una volta, dimostra che il meglio del nostro cinema viene dalle produzioni indipendenti.
Come di consueto, il programma esplora sia le zone pop del cinema (B Movies?) sia il lavoro di varie generazioni di maestri del cinema d’autore europeo, l’ungherese Jancsó, il norvegese Trier, fresco con Sentimental Value dell’Oscar per il miglior film internazionale, e Valerio Zurlini, di cui celebriamo il centenario. Bolognese, coltissimo, grande conoscitore della storia dell’arte e amico Giorgio Morandi, ha saputo raccontare il paesaggio padano e quello romagnolo da maestro e la sua opera, così diversa da quella dei suoi coetanei, è viva e, in gran parte, ancora da scoprire.
Vi aspettiamo al Modernissimo!

Gian Luca Farinelli

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