Omaggio a Ettore Scola in Piazza Maggiore

Dal 7 al 12 agosto, sei film scritti o diretti da uno dei più grandi maestri del cinema italiano.
Venerdì 7 agosto, Il conte Max di Giorgio Bianchi.
Sabato 8 agosto, I mostri di Dino Risi.
Domenica 9 agosto, Riusciranno i nostri eroi a ritrovare l’amico misteriosamente scomparso in Africa?.
Lunedì 10 agosto, C’eravamo tanto amati.
Martedì 11 agosto, Una giornata particolare.
Mercoledì 12 agosto, La terrazza.

Un lungo omaggio a Ettore Scola in Piazza Maggiore: dal 7 al 12 agosto, sempre alle ore 21.30, Sotto le stelle del cinema propone sei film scritti o diretti da uno dei più grandi maestri del cinema italiano.
Iniziamo dal 1957 del Conte Max di Giorgio Bianchi, in programma venerdì 7 agosto, che vede Scola alla sceneggiatura assieme al protagonista Alberto Sordi, Ruggero Maccari e lo stesso regista.
Ritroviamo la penna di Ettore Scola nel cult di Dino Risi I mostri (1963), in programma sabato 8 agosto.
Domenica 9 agosto, uno dei primi film da regista di Ettore Scola: siamo nel 1968 quando firma Riusciranno i nostri eroi a ritrovare l’amico misteriosamente scomparso in Africa?.
Lunedì 10 agosto, la sua epica del Dopoguerra italiano, poeticamente narrata in C’eravamo tanto amati (1974).
Altro poeticissimo racconto storico, più indietro negli anni, quelli bui del regime fascista, è Una giornata particolare, magistralmente interpretato da Sophia Loren e Marcello Mastroianni nel 1977, in programma martedì 11 agosto.
Con La terrazza (1980) si chiude mercoledì 12 agosto l’omaggio a Ettore Scola.

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Omaggio a Ettore Scola

Dal 7 al 12 agosto, ore 21.30, Piazza Maggiore

Venerdì 7 agosto
IL CONTE MAX (Italia-Spagna/1957) di Giorgio Bianchi

È stato tante volte e tanto autorevolmente detto che Alberto Sordi è l’interprete dell’italiano medio, con i suoi vizi difetti qualità eccetera, che è inutile ripeterlo. Anche perché non so quanto sia esatto. Io credo piuttosto che Sordi abbia sempre mirabilmente interpretato se stesso. Accanito frantumatore di luoghi comuni sulla scissione tra attore e uomo, Sordi in quaranta anni di attività non si è mai truccato da qualcuno che non gli assomigliasse profondamente. Sempre antipsicografico, nei suoi personaggi egli riproduce i suoi privati impulsi, il suo carattere, le sue ideologie. E questo, in misura minore, accade anche ad altri grandi interpreti. Però in Sordi scatta, in più, un miracoloso meccanismo di narcisismo rovesciato che lo induce a rappresentare se stesso ma infierendovi: crudele con sé come nell’osservazione degli altri, si ingoffisce si avvilisce si deturpa fino a ottenere un autoritratto estremo, al limite del sostenibile, in una combinazione apparentemente antinomica di grottesco e di realistico. Tutt’altro che medi, i suoi personaggi non possono interpretare l’anima dell’italiano medio, ma sono semmai la proiezione di quello che l’italiano medio vorrebbe essere, anche senza confessarselo. Di qui l’incondizionata complicità con Albertone, lo straordinario processo di identificazione – anzi, di desiderio di identificazione – da parte del pubblico, prima romano, poi italiano.

Ettore Scola

Sabato 8 agosto
I MOSTRI (Italia/1963) di Dino Risi

La prima volta che ho incontrato Dino Risi costituivamo con Maccari una coppia già nota. Lavoravamo insieme ormai da dieci anni. Ma quello era il periodo in cui chiamavano tanti sceneggiatori per lo stesso film, vere e proprie équipe redazionali. Per La marcia su Roma eravamo Age e Scarpelli, Maccari, io, Ghigo De Chiara e Continenza. Per Il mattatore eravamo in quattro: Age e Scarpelli, Maccari ed io. In seguito il gruppo di assottigliò e solo io e Maccari restammo con Risi. Infatti, sceneggiammo con lui Il sorpasso, Il successo, I mostri e altri. Il cinema italiano, anche quando andava bene, perché la gente riempiva le sale, non è mai stato un’industria: mettere su un film è stata sempre un’impresa difficile. I copioni avevano vite sofferte, giravano da un produttore all’altro, morivano, risuscitavano. Tra i copioni in cerca di produttore c’era la proposta di Age e Scarpelli per un film intitolato I mostri, con Petri regista e Sordi protagonista. Anche questo film non arrivò in porto e il copione da Petri arrivò a Risi. A Risi, il trattamento di Age e Scarpelli piacque e accettò di girare il film. Maccari ed io scrivemmo la sceneggiatura e i dialoghi, aggiungendo altri episodi, e i protagonisti divennero due, Gassman e Tognazzi.

Ettore Scola

Domenica 9 agosto
RIUSCIRANNO I NOSTRI EROI A RITROVARE L’AMICO MISTERIOSAMENTE SCOMPARSO IN AFRICA? (Italia/1968) di Ettore Scola

Un film in cui ho investito molta passione è Riusciranno i nostri eroi a ritrovare l’amico misteriosamente scomparso in Africa?, scritto con Age e Scarpelli e interpretato da Sordi, Manfredi e Bernard Blier. Credo sia nato da una passione e da una nostalgia. La passione è quella per Conrad, per tutta quella letteratura che più avevo amato. Conrad e anche Verne, e poi Salgari, d’altro canto, ma in quelle letture infantili fatte sulle dispense dove sul più bello dell’azione si rinviava alla settimana successiva con la domanda: “Riuscirà il nostro eroe a…?”. È un film che ho fatto con molto entusiasmo, perché è un film ingenuo, sincero. Un film che mi interessava e dove comunque ci sono dentro riferimenti all’attualità, c’è un certo tipo di personaggio gratificato dal boom che, credendo di possedere tutto, possedendo gli oggetti, si accorge poi di non possedere nulla, neanche se stesso. Con Age e Scarpelli ci eravamo recati in Africa a cercar di capire da vicino cosa succedeva. L’Angola, dove il film è girato, era ancora sotto i portoghesi, di Agostinho Neto si sentiva parlare nell’ombra, e la nostra idea fu quella di mettere a confronto con la realtà del colonialismo questo personaggio mediocre prodotto dal boom, che dice sempre: “Io ho le idee chiare”, ma alla fine ammette: “Non ho le idee chiare”. Diciamo che l’idea del viaggio e della vacanza, che era tipica della commedia dei primi anni Sessanta tipo Il sorpasso, qui si dilata, come si dilatava nella realtà la mania delle vacanze, su territori esotici, che però hanno problemi enormi sui quali il nostro sbrindellato eroe non riusciva nonostante tutto a tenere gli occhi chiusi.

Ettore Scola

Lunedì 10 agosto
C’ERAVAMO TANTO AMATI (Italia/1974) di Ettore Scola

Con Age e Scarpelli volevamo fare un film sulla nostra generazione, giunta ormai all’età dei bilanci, e all’inizio il film aveva un solo protagonista, il critico cinematografico, Satta Flores, quello che si emoziona per il neorealismo e per De Sica, e di fronte a lui De Sica stesso, con i suoi alti e bassi. Ma l’idea ci sembrava un po’ limitata, e abbiamo allargato ad altri personaggi. De Sica è rimasto, di scorcio, e ha molto amato il film una volta finito. L’idea di dedicarglielo è venuta dopo, quando è morto, mentre io ero ancora al missaggio. Era giusto dedicarglielo per molti motivi, forse soprattutto perché C’eravamo tanto amati è un film di sentimenti, di amicizia, di malinconia non regressiva. C’è ovviamente molto di noi, nel film, ma non in senso strettamente autobiografico: diciamo che abbiamo voluto fare la storia di una generazione nelle sue componenti, lasciando aperte delle strade, la possibilità di un futuro attraverso i personaggi di Manfredi e della Sandrelli, ma, a ritroso, mi pare anche ci sia molto di me in tutti e tre questi personaggi. Il film non è pessimista, non è neanche ottimista perché la realtà non è facile e quei sogni si sono un po’ dissolti, ma non mi pare un film pessimista; se non nel senso gramsciano del “pessimismo della ragione”. C’è l’idea che in Italia la collettività sia migliore dei suoi governanti e di quelli che parlano a suo nome.

Ettore Scola

Martedì 11 agosto
UNA GIORNATA PARTICOLARE (Italia-Canada/1977) di Ettore Scola

All’inizio avrei voluto fare un film su questi due personaggi nel contesto di oggi, la donna e l’omosessuale, la storia di due solitudini che si incontrano, ma mi è sembrato più utile collocarla su uno sfondo storico definito come quello del fascismo, per mostrare l’aberrazione di quest’isolamento oltre i dati psicologici, per farne una storia il più possibile esemplare. Una giornata particolare somiglia molto a Brutti, sporchi e cattivi, le due famiglie si somigliano, il contesto che le produce è lo stesso. Nella scelta della “giornata” ha influito certamente il ricordo che io ne ho, perché c’ero anch’io, alla via dei Fori, anch’io, vestito da “figlio della lupa”! Sono molto contento di questo film, lo considero uno dei miei migliori, fa parte di quel mio distacco dalla commedia che è culminato in quella che io volevo fosse la commedia per eccellenza, la commedia sulla commedia, la commedia autocritica degli autori della commedia, di una generazione di intellettuali romani, cioè La terrazza. Già in partenza tutto quello che riguardava l’ambientazione e tutti i capi di vestiario erano stati decolorati. Poi girammo con un filtro speciale, e quindi decolorammo ancora in stampa. Insomma fu una sottrazione progressiva dei colori, fino quasi a farli scomparire, a farli diventare bianco e nero. Una volta arrivati a questo punto, si cominciarono ad aggiungere i colori per fare risaltare magari in tutta una scena soltanto un rosa in qualche punto. E questo non fu soltanto per fare somigliare maggiormente la fotografia ai pezzi di documentario con cui avevo aperto il film, ma anche perché i ricordi miei della casa in cui abitavo a piazza Vittorio a quell’epoca sono in quella tonalità. Il colore della Roma di quei tempi che adesso è diventato questa tinta ocra, nel mio ricordo è un non colore, neanche tanto grigio ma un po’ chiuso, un po’ spesso, come quello di una nebbia dentro le stanze, che poi al film è servito come lieve simbolo – anche se io i simbolismi li amo poco – di chiusura, di prigione; anche lì di esclusione.

Ettore Scola

Mercoledì 12 agosto
LA TERRAZZA (Italia-Francia/1980) di Ettore Scola

La terrazza è un film che ci ha attirato vituperi non tanto da parte della critica quanto da certi rappresentanti dell’ambiente che abbiamo voluto con ironia metaforizzare. Abbiamo fatto semplicemente ciò che avevamo fatto con altri ambienti borghesi, e politici, altrettanto identificabili, e nessun rappresentante di corporazione ebbe a risentirsi. Di più e peggio: quando la commedia all’italiana ironizzava soprattutto su zone popolari, l’intellettuale borghese (giornalista d’opinione, letterato, terzapaginista generico) non ha mai fatto questione di identità e verosimiglianza. Sul Gassman subproletario inverecondo, sul Mastroianni operaio cornuto, ubriaco e violento il terzapaginista di “Paese Sera”, l’elzevirista di “la Repubblica”, la fustigatrice del “Corriere” e l’opinionista della “Stampa” non hanno mai lanciato accuse di inverosimiglianza. Del proletario si può ridere anche dicendo bugie. Dell’intellettuale borghese neppure dicendo la verità (nella Terrazza è invenzione la sceneggiatura, non ciò che ha ispirato le vicende).

Furio Scarpelli

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