Paweł Pawlikowski domani al Modernissimo e in Piazza Maggiore

Martedì 28 luglio il regista polacco presenterà i suoi film Ida (ore 18, Cinema Modernissimo) e Cold War (ore 21.45, Piazza Maggiore)

Paweł Pawlikowski protagonista di una giornata promossa dalla Cineteca di Bologna nell’ambito della manifestazione Sotto le stelle del cinemamartedì 28 luglio, il regista polacco sarà alle ore 18 al Modernissimo per presentare Ida (realizzato nel 2013, Premio Oscar al Miglior film straniero nel 2015) e alle ore 21.45 in Piazza Maggiore per introdurre la proiezione di Cold War (Prix de la mise en scène al Festival di Cannes nel 2018).

Ida ci porta nella Polonia del 1962. Prossima a prendere i voti, la novizia Anna scopre di avere una zia ancora in vita. Si tratta di un ex pubblico ministero comunista, responsabile di numerose condanne a morte nei confronti di religiosi e colpevole di nascondere da sempre le sue origini ebraiche: “Volevo fare un film sulla storia che non venisse percepito come un film storico”, ha detto Pawlikowski. “Un film con una morale ma senza una lezione da impartire; una storia più simile alla poesia che alla prosa”.

Cold War è un’appassionata storia d’amore tra due persone di diversa estrazione e temperamento, fatalmente incompatibili eppure ineluttabilmente destinate l’una all’altra. Ambientato sullo sfondo della Guerra fredda degli anni Cinquanta – tra la Polonia, Berlino, la Jugoslavia e Parigi – il film racconta una storia d’amore impossibile in tempi impossibili: “C’erano questi due personaggi che mi frullavano – ha detto sempre Pawlikowski – per la testa da anni. Erano in parte ispirati ai miei genitori, che avevano avuto una relazione molto burrascosa, con diversi partner. Nella mia mente, rappresentavano la storia d’amore definitiva: una coppia che non riesce mai a trovare un equilibrio, ma che è destinata a stare insieme. Odio i biopic, non si può raccontare la storia di una vita. Quindi per molto tempo ho cercato di capire come farlo, finché sono arrivato a questa struttura ellittica. Ma a quel punto avevo bisogno di qualcosa, come la musica, che tenesse tutto insieme. Così la musica è diventata una sorta di terzo personaggio, capace di dare unità al racconto e di accompagnare l’evoluzione del rapporto, dei tempi e dei luoghi”.

Articoli correlati