Se non fai attenzione e superi la barriera della realtà, entrerai nelle backrooms. Se finisci lì dentro, resta vigile, perché i passi che echeggiano in quelle stanze potrebbero non essere solo i tuoi…il film tratto dal fenomeno globale che ha terrorizzato il web.
“Per capire cos’è Backrooms c’è prima da capire cosa sono le backrooms. Figuratevi allora l’immagine di un corridoio con moquette e carta da parati gialla che si apre in una stanza vuota e con gli stessi colori, poi in un’altra stanza ancora, e poi ancora e ancora e ancora. Un qualcosa di familiare ma fuori posto, che si ripete. Qualcosa di noto ma non pienamente allineato con l’aspettativa che abbiamo di quel luogo. Le backrooms sono l’esempio eccellente e più paradigmatico dei cosiddetti spazi liminali, rappresentazione di luoghi ampi e adibiti alla presenza di persone (come uffici o centri commerciali). [...] L’idea è forte e di raro fascino [...] Parsons fa il suo. Con un setting simile (plauso alle scenografie) l’atmosfera perturbante viene quasi da sé, i cui turbamenti il regista sa comunque descrivere bene soprattutto con inquadrature ampie ed estese, lavorando per contrasto ad amplificare il più possibile il nauseabondo di queste stanze claustrofobiche, richiamando a brevi riprese anche l’impronta da ‘found footage’ caratteristica dei suoi video su YouTube, realizzati come se fossero girati con vecchie telecamere digitali.”
Alessio Zuccari, Today
acquista