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Bianco e nero del Dopoguerra in una Roma dai grandi caseggiati con il cortile affollato, bambini vocianti, madri che lavano, cuciono, spettegolano. Gli uomini al bar giocano a tressette e zittiscono le mogli. E poi c’è Delia, figura secca con la parananza, la camicetta rammendata, la borsa della spesa a rete, le gambe che misurano il globo come un compasso, su e giù per raggranellare qualche lira. Ma qui non ci sono uomini che amano le donne. Ivano (Valerio Mastandrea), il marito, la pesta se brucia la cena, fa cadere un piatto o accetta la cioccolata dai soldati americani... Paola Cortellesi esordisce alla regia con un congegno ad alta precisione, esteticamente stilizzato, recitazione ritmica: lei, Delia, e come in uno specchio l’amica Marisa (Emanuela Fanelli), duetto da gran teatro, dialoghi sincopati (scritti da Cortellesi, Furio Andreotti, Giulia Calenda) e uno scartare surreale dall’immagine neorealista. La sequenza delle botte diventa un balletto, l’immagine s’incanta d’improvviso, sbucano intrusi lunari, i due figli ragazzini – futuri “ivani” – sembrano cartoon. [...] Al centro, Marcella (Romana Maggiora Vergano), la bella figlia liberata a colpi di tritolo, complice un marine (non a caso) nero, una lettera misteriosa e una giornata particolare, il 2 giugno 1946. Via il rossetto dalla bocca per non macchiare la scheda del primo voto. Gli sguardi incrociati – idealmente di 13 milioni di donne – ammutoliscono l’uomo, tacca a lui adesso cucirsi la bocca. La vendetta sarà lunga un secolo, ancora in corso.
Mariuccia Ciotta
Uno schiaffone in pieno viso e via, come se niente fosse. Avevo in mente quest’immagine e il desiderio di mettere in scena, attraverso Delia, le donne che ho immaginato dai racconti delle mie nonne; vicende drammatiche, narrate con la volontà di sorriderne, storie di vite dure, condivise con tutti nel cortile. Gioie e miserie, tutto in piazza, tutto insieme sempre. In quei racconti c’erano le donne comuni, quelle che non hanno fatto la storia, che hanno accettato una vita di prevaricazioni perché così era stabilito, senza porsi domande. Questo è stato. Questo, a volte, è ancora. Leggendo con mia figlia un libro per bambine sulla storia dei diritti delle donne, ho trovato il riscatto di Delia, il finale di questo racconto, costruito passo dopo passo insieme ai miei inseparabili compagni di viaggio Furio e Giulia [...]. Con
C’è ancora domani ho voluto raccontare le imprese straordinarie delle tante donne qualunque che hanno costruito, ignare, il nostro paese. Delia è le nostre nonne e bisnonne. Chissà se abbiano mai intravisto un ‘domani’. Per Delia un domani c’è. È un lunedì, ed è l’ultimo giorno utile per cominciare a costruire una vita migliore.
Paola Cortellesi
Serata promossa da Tper