I membri di tre famiglie distanti si riuniscono: un fratello e una sorella fanno visita all'eccentrico padre, le due figlie di una scrittrice confrontano la madre davanti a una tazza di tè, due gemelli devono gestire l'appartamento dei genitori.
“Vedere l'ultimo lavoro di Jim Jarmusch è come assistere, sul grande schermo, a piccoli estratti della propria vita e con la sua ironia e apparente leggerezza questo film riesce a toccare corde molto profonde, forse molto di più di un'opera in cui la trama ha un inizio, uno svolgimento e una fine. Non siamo abituati a vedere lungometraggi con una struttura così particolare e dialoghi che potrebbero sembrare casuali e senza significato ma bisogna concedersi il tempo di prendere le misure con questo film, apprezzarne l'unicità e capire quanto possa essere emotivamente forte vedere sul grande schermo semplici e apparentemente insignificanti stralci di quotidianità. Dopotutto, non sono proprio questi momenti quelli che contano di più nella vita?”
Marianna Ciarlante, Today
“Puoi scegliere i tuoi amici e i tuoi amanti, ma non puoi scegliere la tua famiglia." Il personaggio di Jeff pronuncia questa frase in un momento di realizzazione, esplicitando brevemente le premesse del nuovo film di Jim Jarmusch. Father Mother Sister Brother, vincitore del Leone d’oro al Festival di Venezia 2025, parla infatti di legami tra parenti, gli unici che ci vengono assegnati senza poterli determinare, e che spesso portano con sé complicazioni assenti in altri tipi di rapporti [...] Quella di Jarmusch sembra un’ode ai rapporti tra fratelli che, se debitamente coltivati, possono divenire salvifici in contesti disfunzionali. In una dinamica curiosa, le tre storie presentano più di un elemento ricorrente: l’involontaria tendenza dei personaggi a vestire coordinati, un Rolex forse originale o forse no, un vecchio detto britannico di cui non è ben chiaro il significato. Come a dire che ogni famiglia problematica ha certamente le proprie specificità ma che, in fin dei conti, queste sono più simili tra di loro di quanto ci si potrebbe aspettare”
Martina Genovese, Cinemonitor