Nella bellezza selvaggia di un’isola posseduta da un ricchissimo marchese, l’arrivo di Elena segna l’inizio di una appassionata storia d’amore. Complicità e trasgressione, sesso e potere, in un film liberamente ispirato alla cronaca dell’Italia degli anni ‘60, in cui il gioco erotico scivola nell’ossessione.
“Gli occhi degli altri, i nostri occhi. In Concorso alla Festa del Cinema di Roma, è il nuovo film di Andrea De Sica dopo I figli della notte (2017) e Non mi uccidere (2021). Protagonisti Filippo Timi e Jasmine Trinca, nel cast Matteo Olivetti, Anna Ferzetti, Rita Abela, Roberto De Francesco, si ispira al delitto Casati Stampa, mettendo in scena nella bellezza selvaggia di un’isola di proprietà di un abbiente marchese, Lelio, (Timi) lo scivolamento del desiderio nell’ossessione, del gioco erotico nell’asservimento psicologico, del sesso nel potere, catalizzato dall’approdo dell’avvenente Elena (Trinca). [...] Estatico ed erratico, fragile e tagliente, hitchcockiano e – Peeping Tom – powelliano, questo thriller erotico, questa (im)possibilità di un’isola [...] non è un film per tutti, ma ha la faccia tosta, [...] al confine tra il possibile e il terminale, il libertinaggio e la libertà, il capitale e la pena."
Federico Pontiggia, Il Cinematografo
“Ne Gli occhi degli altri sono le immagini a raccontare lo scarto tra realtà e apparenza dei protagonisti, quello che permette di leggerne la natura al di fuori dello stile di vita eclatante e della condotta libertina del loro legame. [...] Gli occhi degli altri si ispira alla realtà - la fonte è il delitto Casati Stampa - per trasfigurare in forma di tragedia un passato - il decennio che va dall’inizio degli anni sessanta agli albori della decade successiva - simile ai nostri giorni per la proposta di un tema, il femminicidio, declinato secondo le dinamiche di un tipico dramma della gelosia. Per realizzarlo De Sica ricalca la via - pensiamo a Jeremy Iron e Glenn Close de Il mistero Von Bulow e a Ryan Gosling e Kirsten Dunst di Love & Secrets e ancora E la chiamano estate con cui Gli occhi degli altri ha più di un punto in comune - seguita da film affini al suo, offrendo il ruolo dei protagonisti a due interpreti bravi e carismatici, capaci di regalare al film un immaginario cinematografico che se nel caso di Filippo Timi era già abitato da personaggi tormentati e maledetti, per quanto riguarda Jasmine Trinca mancava di un ruolo che le offrisse la possibilità di confrontarsi con le pulsioni di vita e di morte di un personaggio come Elena, chiamata a confrontarsi con la parte più oscura dell’umana esistenza.”
Carlo Cerofolini, OndaCinema
Serata promossa da Intesa Sanpaolo