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Un film costruito intorno al ricordo fatto di ricordi inventati, dice Akerman. Figlia di ebrei polacchi sopravvissuti ai campi, la Shoah e l’esilio non possono che essere un aspetto chiave della personalità della regista e ne attraversano il cinema. Questo ne è forse l’esempio più manifesto. La sceneggiatura mescola brani della letteratura e tradizione ebraica e memorie di famiglia alternando magistralmente umorismo ebraico alle tragedie dei progrom e dell’esilio. Dietro una struttura esile, uno dei film più belli e complessi sulla diaspora, su tutte le diaspore (Nicola Mazzanti).
