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È stato tante volte e tanto autorevolmente detto che Alberto Sordi è l’interprete dell’italiano medio, con i suoi vizi difetti qualità eccetera, che è inutile ripeterlo. Anche perché non so quanto sia esatto. Io credo piuttosto che Sordi abbia sempre mirabilmente interpretato se stesso. Accanito frantumatore di luoghi comuni sulla scissione tra attore e uomo [...] Sordi in quaranta anni di attività non si è mai truccato da qualcuno che non gli assomigliasse profondamente. Sempre antipsicografico, nei suoi personaggi egli riproduce i suoi privati impulsi, il suo carattere, le sue ideologie. E questo, in misura minore, accade anche ad altri grandi interpreti. Però in Sordi scatta, in più, un miracoloso meccanismo di narcisismo rovesciato che lo induce a rappresentare se stesso ma infierendovi: crudele con sé come nell’osservazione degli altri, si ingoffisce si avvilisce si deturpa fino a ottenere un autoritratto estremo, al limite del sostenibile, in una combinazione apparentemente antinomica di grottesco e di realistico. Tutt’altro che ‘medi’, i suoi personaggi non possono interpretare l’anima dell’italiano medio, ma sono semmai la proiezione di quello che l’italiano medio vorrebbe essere, anche senza confessarselo. Di qui l’incondizionata complicità con ‘Albertone’, lo straordinario processo di identificazione – anzi, di desiderio di identificazione – da parte del pubblico, prima romano, poi italiano.
Ettore Scola
Provenendo dal varietà, oltre che da riviste del genere Za-Bum, e soprattutto dalla radio, Sordi riconosceva in De Sica un maestro da imitare. E proprio l’attore-regista, insieme non a caso a Zavattini, aveva incoraggiato un giovanissimo Sordi a portare sullo schermo nel 1951 il ‘compagnuccio della parrocchietta’, suo personaggio radiofonico di successo, nel film
Mamma mia,
che impressione! [...] Una più diretta filiazione dal De Sica degli anni Trenta venne sancita da Sordi nel 1957 con la partecipazione al remake di
Il conte Max firmato da Giorgio Bianchi, su un soggetto, è importante sottolinearlo, di Amleto Palermi, che collaborò anche alla sceneggiatura insieme a Sordi e Bianchi [e Scola e Maccari]. Nel film di Bianchi, il giornalaio Gianni, per entrare nei panni del signore, va a scuola di distinzione e di recitazione proprio da De Sica, che interpreta il conte economicamente decaduto Max Varaldo.
Anna Masecchia