Il dottor Stranamore, ovvero come imparai a non preoccuparmi e ad amare la bomba

(Dr. Strangelove or: How I Learned to Stop Worrying and Love the Bomb, Gran Bretagna/1964) di Stanley Kubrick (93')
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Il dottor Stranamore, ovvero come imparai a non preoccuparmi e ad amare la bomba

(Dr. Strangelove or: How I Learned to Stop Worrying and Love the Bomb, Gran Bretagna/1964) di Stanley Kubrick (93')

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Adattando il romanzo Red Alert di Peter George, Kubrick si rese conto che, anche raccontata con serietà, la storia sarebbe sembrata assurda e comica. Decise allora di trarne una commedia nera sul soggetto più tragico che si possa immaginare: la fine del mondo. Di un’estrema concisione, Il dottor Stranamore si divide in tre spazi: la base aerea dove un generale, divenuto folle, lancia un attacco nucleare contro la Russia. Il B 52 dove i suoi soldati eseguono la missione. E la sala del consiglio di guerra a Washington, dove il presidente degli Stati Uniti tenta di evitare l’apocalisse, malgrado gli auspici del suo consigliere militare, ex nazista, il dottor Stranamore, e la gioia di guerreggiare del suo capo di stato maggiore. Con il suo senso del grottesco, Kubrick mette in evidenza la pulsione di morte che governa la società, così come l’uomo. E l’abisso che separa lo sviluppo tecnologico dalla natura umana. Realizzato due anni dopo la crisi dei missili di Cuba, che stava per fare scoppiare una guerra atomica, il film ha la precisione implacabile di un meccanismo a orologeria e l’originale libertà che gli conferiscono i suoi interpreti. In particolare Peter Sellers, nel triplice ruolo di presidente americano, di ufficiale britannico e di scienziato tedesco.

Michel Ciment



Dato che sempre meno gente trova consolazione nella religione come in un cuscinetto tra sé e il momento finale, temo che inconsciamente si faccia strada una sorta di perverso conforto all’idea che in caso di conflitto nucleare il mondo morirà con noi. Dio è morto ma la bomba c’è ancora; così, le persone non sono sole nella terribile vulnerabilità della loro mortalità. La morte è più naturale o inevitabile del vaiolo o della difterite. La genetica potrebbe giungere a un qualche modo di rigenerazione delle cellule. Sarei interessato all’ibernazione, se ci fossero facilitazioni e garanzie di sicurezza che oggi purtroppo non abbiamo. Per me, l’unica vera immoralità è ciò che mette in pericolo la specie; il solo male assoluto, quello che minaccia di annientarla. Credo nelle potenzialità dell’uomo e nella sua capacità di progredire.

Stanley Kubrick 

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