Cantante, attrice, scrittrice, provocatrice per istinto prima ancora che per scelta, Laura Betti ha attraversato anni irripetibili del secondo Novecento come un’aliena incapace di stare al proprio posto. Sacerdotessa del culto di Pasolini, interprete viscerale, voce dolcemente roca che cantava i tormenti esistenziali: lei era troppo. Troppo viva, troppo intelligente, troppo arrabbiata per vestire l’abito delle buone maniere. Aveva il candore dei bambini e la ferocia di chi non vuole essere ingannata. Una bisbetica indomabile contro tutti, a volte anche contro sé stessa, una donna che non ha mai imparato a proteggersi dalla vita. E per questo l’ha attraversata con una disperata, animalesca vitalità.
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