“I film di Ciprì e Maresco mostrano che la presunta forza iconoclasta dei loro autori è una narrazione vasta e coerente (come può fare solo chi si è a lungo interrogato sulla storia della nostra cultura), violenta e antipsicologica (il violento, monolitico indagare il ceppo umano tutto intero che fu di Beckett, di Kafka, e prima ancora di Shakespeare)” (Nicola Lagioia). Come in Cinico Tv, la Palermo del primo lungometraggio di Ciprì e Maresco è una terra desolata in cui si muove un’umanità abbrutita. Il genocidio culturale prefigurato da Pasolini si è compiuto.
Restaurato da Cineteca di Bologna in collaborazione con Luigi e Aurelio De Laurentiis
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