Audace rilettura shakespeariana girata con pochi mezzi, “il Macbeth di Orson Welles ha una sua forza grezza e irriverente. Coperti di pelli d’animali come motociclisti al principio del secolo, corna e corone di cartone in capo, i suoi attori vagano per i corridoi d’una specie di metropolitana onirica, per una miniera di carbone abbandonata, e per cantine in rovina piene d’infiltrazioni d’acqua. Non una sola inquadratura è lasciata al caso. La macchina da presa è sempre nel punto da dove il destino in persona osserverebbe le sue vittime” (Jean Cocteau).