Antonio Pietrangeli, il regista che amava le donne

Nel cuore del cinema italiano del boom economico, lo sguardo di Antonio Pietrangeli resta tra i più lucidi, personali e inquieti. Appartato rispetto ai clamori della commedia, i suoi film attraversano la modernità senza celebrarla, cogliendone piuttosto le incrinature: solitudini, ambizioni frustrate, fragilità esposte allo sguardo sociale. Fin dall’esordio con Il sole negli occhi, osserva un’Italia in trasformazione scegliendo punti di vista marginali, quasi sempre femminili. In Adua e le compagne e La parmigiana, fino capolavoro Io la conoscevo bene, le protagoniste cercano emancipazione e indipendenza, ma inciampano in nuove forme di subordinazione e solitudine, inseguono un altrove che si rivela illusorio. Capace di muoversi tra registri diversi, dalla satira fantastica e visionaria di Fantasmi a Roma alla malinconia di La visita, Pietrangeli conserva sempre una precisione morale rara e una riconoscibile cifra stilistica dominata dalla frantumazione del racconto. Anche quando il tono si fa più lieve o comico, affiora una nota amara che svela l’essenza e le contraddizioni di un’epoca, la delicatezza di un cinema che osserva senza giudicare, ma con uno sguardo profondamente empatico. La morte accidentale di Pietrangeli, a poco meno di cinquant’anni, sul set di Come, quando, perché?, ha privato il cinema italiano di un grande talento nel pieno della sua maturità.