Fino alla fine del mondo
Il cinema di Béla Tarr

“Io non mi sono mai ritenuto un regista: pensavo che la mia unica missione fosse cambiare il mondo” (Béla Tarr). A poche settimane dalla scomparsa, rendiamo omaggio a una delle voci più libere del cinema contemporaneo, tanto noto agli specialisti quanto sconosciuto al grande pubblico. I suoi primi film, degli anni Settanta, ricordano Fassbinder e Cassavetes, due autori censurati nell’Ungheria comunista, che il giovane Tarr non poteva conoscere. In trent’anni ha realizzato nove lungometraggi (ma Sátántangó – dal romanzo Premio Nobel per la letteratura 2025 László Krasznahorkai, stretto collaboratore e sceneggiatore per Tarr – dura sette ore!), creando un’opera sulla dignità umana, plasticamente unica, audace, personale, misteriosa che genera una nuova realtà, parallela e siderale. Vera ossessione per i produttori, ha vinto l’Orso d’argento alla Berlinale 2011 con Il cavallo di Torino, il suo ultimo film da regista.

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