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Il cinema americano scopre molto presto che le rapine sono redditizie anche su grande schermo: The Great Train Robbery, girato nel 1903 da un pioniere della settima arte come Edwin Stanton Porter e prodotto dalla Edison Films, è fra i più grandi successi commerciali del cinema di inizio secolo. Nella prima metà del Novecento la rapina sarà dunque utilizzata come un ingrediente capace di dare spessore spettacolare al genere poliziesco-criminale, sino a quando, negli anni Cinquanta, assumerà una forma narrativa autonoma, al punto da costituire non più un corredo dell’intreccio, ma il suo nucleo centrale. Il film di rapina da una parte attacca frontalmente il capitale – si rapinano le banche per danneggiare l’alta finanza – dall’altra ne replica, quasi inconsapevolmente, le dinamiche interne, evidenti soprattutto nel modo in cui l’organizzazione del colpo (selezione del personale, ripartizione dei compiti, tempistica) replica quella del mondo del lavoro. In tempi a noi più vicini, sensibili alla rivisitazione dei generi, lo heist film diventerà poi oggetto di sperimentazione narrativa (Tarantino) e di luminosi esempi di post-classicismo (Mann).
Leonardo Gandini
Tutte le proiezioni saranno introdotte da Leonardo Gandini
(The Killing, USA/1956) di Stanley Kubrick (85′)
(USA/1995) di Michael Mann (171′)
(The Asphalt Jungle, USA/1950) di John Huston (112′)
(Reservoir Dogs, USA/1992) di Quentin Tarantino (99′)