L’infernale Orson Welles: il potere del cinema

“Si potrebbe anche togliere il nome di Orson Welles dai titoli di testa e non avrebbe nessuna importanza perché fin dalla prima inquadratura è evidente che il cittadino Kane è dietro la macchina da presa”. La critica americana ha snobbato L’infernale Quinlan, ma François Truffaut riconosce subito il ‘tocco’ del genio.
Welles ha adattato il “romanzetto” di Whit Masterson facendolo coincidere con il suo “canovaccio preferito: il ritratto di un mostro paradossale”. Più volte Truffaut ripete la parola ‘mostro’: gli serve a rimarcare “il carattere magico di questo film e di tutti i film di Welles”. E conclude: “è il film di un uomo che pensa molto più in fretta di noi, molto meglio e che ci getta in faccia un’immagine meravigliosa mentre siamo ancora abbagliati dalla precedente. Di qui, questa rapidità, questa vertigine, questa accelerazione, questa ebbrezza”. L’uscita in sala di L’infernale Quinlan (alias Touch of Evil), il nostro Cinema Ritrovato al cinema del mese, è l’occasione per vedere e rivedere l’opera di un cineasta che ha plasmato il linguaggio del cinema traghettandolo nella modernità, un mito dietro e davanti alla macchina da presa, geniale, mutevole, eccessivo, sarcastico e luciferino.