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“Per quale ragione recito? È una domanda che sembra semplice, ma non lo è. La passione alla fin fine non vuol dire niente. Direi per la necessità, ma forse anche questo non vuol dire niente. Quindi direi perché me piace proprio tanto. Proprio alla romana: me piace. Penso di essere fortunato nell’aver scelto quello che amo fare nella vita, e di riuscire a farlo. Perché non riesco a immaginare di poter far altro”. Parole di Luca Marinelli. Diplomato all’Accademia d’arte drammatica Silvio d’Amico, fin dal suo esordio nella Solitudine dei numeri primi di Saverio Costanzo si è imposto come uno dei giovani attori più interessanti della sua generazione.
Negli anni successivi il suo volto così particolare eppure così familiare ha popolato il cinema di maestri consolidati e nuovi autori. Marinelli si è dimostrato capace di mille sfumature, passando dai personaggi ai margini di Caligari al fumettistico villain di Lo chiamavano Jeeg Robot, da Diabolik a Martin Eden, dal giovane Mussolini della serie tratta da Scurati alla delicata introspezione del padre assente di Paternal Leave, diretto dalla moglie Alissa Jung. Luca Marinelli ce piace, sempre.
Rassegna in collaborazione con Arena del Sole, in occasione dello spettacolo La cosmicomica vita di Q di e con Luca Marinelli, in scena dal 25 febbraio al 1° marzo
(Germania-Italia/2025) di Alissa Jung (113′)
(Italia/2015) di Claudio Caligari (100′)
(Italia-Francia-Germania/2010) di Saverio Costanzo (118′)
(Italia/2015) di Gabriele Mainetti (118′)