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Quattro film per raccontare un rapporto lungo e complesso, quello tra il cinema e la corrente artistica tra le più influenti e longeve del Ventesimo secolo. Si parte con Shadows di John Cassavetes, vero e proprio film-jazz, immerso nella New York degli anni Cinquanta, in una rappresentazione dello stile beat incentrato sull’improvvisazione, i rapporti interrazziali e con una colonna sonora di Charles Mingus a sottolineare le emozioni dei personaggi.
Fondatrice con Jonas Mekas del New American Cinema Group, in The Connection Shirley Clarke mette in scena un’esperienza collettiva adattando la pièce di Jack Gelber del Living Theatre e dirigendo una delle sintesi più riuscite della cultura libertaria beat. Fusione perfetta tra jazz e letteratura, in un’alternanza di monologhi e assoli, il film vede all’opera lo straordinario quartetto hard bop di Freddie Redd. Chappaqua di Conrad Rooks, che arriva al cinema grazie anche alla grande amicizia con Andy Warhol, riunisce tanti elementi della sensibilità beat; tra gli interpreti, William Burroughs, il più ‘cinema- tografico’ tra i beat, Allen Ginsberg, Peter Orlowsky e anche alcuni ‘seguaci’ come Ed Sanders e Tuli Kupferberg del gruppo avant rock The Fugs. Colonna sonora di Ravi Shankar, ma da ascoltare anche la Chappaqua suite di Ornette Coleman a cui, inizialmente, era stato commissionato il lavoro. Infine il regista beat per eccellenza, Robert Frank, con lo straordinario Me and My Brother, incentrato sui fratelli Peter e Julius Orlovsky e sulla vita silenziosa di quest’ultimo. Una storia tra realtà e finzione che ci costringe a riflettere sui confini tra arte e vita. Con la partecipazione di Allen Ginsberg e Gregory Corso e soggetto e sceneggiatura co-firmati da un altro ‘illuminato’ lungo la via del beat, Sam Shepard.
Alberto Ronchi
(Shadows, USA/1959) di John Cassavetes (81′)
(USA/1962) di Shirley Clarke (110′)
(USA/1966) di Conrad Rooks (82′)
(USA/1968) di Robert Frank (91′)