Nuovi corsi 2026
Scopri tutti i corsi
Premio Sandro Toni
Scopri di più
"L'Oscar è bello ma scomodo"
leggi l'approfondimento
Inaugurazione di stagione
scopri di più
Scegli il tuo mondo
distribuzione
Cerca
E il 27 aprile al Cinema Barberini di Roma una serata speciale con Carlo Verdone.
Quando si può davvero parlare di “un esordio folgorante”. È quello di Carlo Verdone, nel 1980, con il suo Un sacco bello. Oggi quel film è diventato un oggetto di culto, con la sua galleria di personaggi, con quelle battute che i fan di Carlo Verdone, e non solo, hanno scolpite nella memoria. E ora Un sacco bello torna al cinema: un’uscita evento nei giorni 27, 28 e 29 aprile, curata dalla Cineteca di Bologna, con il suo progetto Il Cinema Ritrovato al Cinema, in collaborazione con RTI e Mediaset Infinity: una nuova versione restaurata sotto la supervisione dello stesso Carlo Verdone, promossa dalla Cineteca di Bologna in collaborazione con Mediaset Infinity – RTI, Minerva Pictures e SIAE – Società Italiana Autori ed Editori, realizzata dal laboratorio L’Immagine Ritrovata. La versione restaurata di Un sacco bello, dopo l’uscita evento nei cinema, sarà disponibile su Mediaset Infinity.
Lunedì 27 aprile, al Cinema Barberini di Roma, ci sarà una serata speciale con proiezioni del restauro di Un sacco bello alla presenza proprio di Carlo Verdone.
Giocato su tre storie che si intrecciano in un giorno di Ferragosto, Un sacco bello ci regala personaggi indimenticabili come quelli dell’hippy Ruggero, dello scatenato Enzo e dell’imbranato Leo, tutti naturalmente interpretati da Verdone (che nel film recita ben sei ruoli), senza dimenticare un perfetto Renato Scarpa nei panni del compagno di viaggio di Enzo e il dirompente Mario Brega in quelli del padre di Ruggero.
Personaggi che nascevano dagli spettacoli teatrali del 1977, Tali e quali e Rimanga fra noi…, dove Verdone si era fatto le ossa recitando dodici ruoli umoristici, e dalla trasmissione televisiva Non stop (1978-1979).
Fino a quando, racconta lo stesso Verdone, “cominciarono ad arrivarmi delle proposte da registi e produttori. Poi arrivò quella di Sergio Leone, che mi diede un sacco di consigli e fu il mio primo padrino. Un giorno Sergio mi disse: «Senti, ho riflettuto, il soggetto devi scriverlo da solo e, per conto mio, devi anche dirigerlo te». Io smaniavo da anni di fare il regista, ma mi prese il panico, volevo mollare tutto. Le paure mi passarono di botto il giorno in cui Sergio si presentò in casa mia e mi disse che da quel preciso momento cominciavano le sue lezioni di regia. Erano le tre del pomeriggio, e restò fino alle undici a spiegarmi di tutto, continuando poi per i due mesi successivi. Sergio mi ha insegnato tutto, ed è stato un produttore fantastico. Un sacco bello è venuto fuori così. Nel soggetto mi ero servito di tutte le mie esperienze teatrali. Il personaggio del fricchettone era un monologo di quindici minuti. Gli altri due episodi nascono da esperienze dirette: il bullo era uno che incontravo sempre in un bar di via dei Pettinari, il mammone con la spagnola un tizio che abitava sotto di me. Insomma, con quel film ho cercato di raccontare con ironia quegli anni che mi fornirono tanta ispirazione per personaggi i cui tic e la cui debolezze si stavano imponendo sul versante maschile e che si distaccavano dalla rappresentazione degli uomini nel cinema degli anni Settanta”.