L’editoriale di marzo

Il programma di marzo nelle sale della Cineteca

 
Perché Agnès Varda?
Arriva nelle sale italiane Nouvelle Vague, il film di Richard Linklater che ricostruisce l’appassionante nascita di Fino all’ultimo respiro, primo lungometraggio di Jean-Luc Godard e uno dei film più influenti di tutta la storia del cinema. È un’opera divertente e coinvolgente che ci racconta quel set leggendario: le insicurezze di Godard, la competizione con Truffaut, l’arrivo della giovane star americana Jean Seberg, la personalità di Jean-Paul Belmondo, il genio dell’operatore Raoul Coutard abituato, dai reportage in Indocina, a riprendere tutto in diretta, l’importanza dell’aiuto regista, Pierre Rissient (caro amico del Cinema Ritrovato), e di Raymond Cauchetier, fotografo di scena; ai suoi bellissimi scatti si è ispirato Linklater per costruire intere sequenze. Tra i personaggi evocati, fa una breve apparizione Agnès Varda, per decenni considerata una figura minore della Nouvelle Vague.
Oggi, possiamo guardare l’opera della Varda e dei suoi contemporanei con uno sguardo nuovo. Per questo le dedichiamo una grande mostra al Modernissimo, e ogni mese, tra marzo e gennaio 2027, mostreremo parti della sua filmografia, mettendole in relazione con la storia del cinema al femminile. Per cogliere la rilevanza della Varda bisogna stare dentro, ma anche fuori dal cinema, nel senso che la sua opera non si esaurisce nei film. Varda è stata fotografa, cineasta, artista, attivista politica, femminista, sostenitrice della rivoluzione cubana e della lotta delle Pantere Nere, amica di Jim Morrison, ammaliatrice di Madonna, compagna di Jacques Demy; artista della vita, si è sempre messa in scena, da quando giovanissima aspettava la prima figlia, fino all’ultimo film, interpretando il tempo che passa. Il suo è un caso rarissimo di artista che è stata fiera d’invecchiare: ormai anziana, ha reinventato una propria immagine, giocosa, piena di colori, diventando quasi un disegno o il personaggio di un cartone animato. Sempre sperimentale, sempre in ascolto, straordinaria testimone dei cambiamenti sociali e antropologici che per settant’anni ha raccontato mettendosi dalla parte degli ultimi. La mostra Viva Varda! Il cinema è donna, ci immerge nel lavoro e nella vita di un’artista che finalmente possiamo guardare nella sua grandezza, cercando di apprendere il suo metodo, la sua indipendenza, le sue intuizioni.
 

… e Lyda Borelli?
Questo mese il Teatro Comunale di Bologna ripropone la proiezione-concerto di Rapsodia satanica, nella versione restaurata dalla Cineteca e con la partitura di Pietro Mascagni restaurata da Timothy Brock. Da quasi quarant’anni – il nostro primo restauro di un film muto italiano risale al 1988 – lavoriamo sulla stagione meno conosciuta del nostro cinema. Rapsodia satanica, salvato dalle sue macerie, fu lo zenit di quel periodo di straordinaria vivacità. È un esempio unico di opera totale, dove le musiche eccelse di Mascagni incontrano il genio registico di Nino Oxilia, le intuizioni del poeta e drammaturgo crepuscolare Fausto Maria Martini, i costumi di Caramba e le sfrenate invenzioni coloristiche dei tecnici della Cines. E ovviamente Lyda Borelli, che, per un lustro, tra il 1913 e il 1918, rappresentò un modo nuovo di recitare al cinema, sbalordendo e provocando il pubblico italiano e internazionale. Una stella cadente luminosa e irripetibile, che svanirà col matrimonio con uno degli uomini più potenti d’Italia, il conte Cini.

Uno sguardo sul presente, verso gli Oscar, i film dimenticati e gli autori emergenti
Il programma di marzo non guarda solo al passato, ma anche alla serata che per il mondo del cinema è la più importante dell’anno, quella dei premi Oscar, che si annunciano i più politici di sempre. Perché Hollywood non è mai stata così in pericolo, schiacciata tra gli appetiti degli streamers e l’approccio censorio e liberticida dell’attuale amministrazione americana. Vi proponiamo quindi le personali di due cineasti molto interessanti, che, la notte del 15 marzo, potrebbero risultare tra i vincitori: il brasiliano Kleber Mendonça Filho, che ha inventato un cinema empatico e di ricerca, in grado di fare i conti con la memoria del suo paese, e Josh Safdie, con la sua irrequieta cinefilia newyorkese e i suoi affascinanti personaggi, una sorta di nuova generazione della grande categoria dei perdenti. Ma oltre ai film candidati, su tutti Una battaglia dopo l’altra, abbiamo selezionato alcuni dei film che ci sono sembrati tra i più belli della stagione, ma che sono usciti dalla corsa. Tra questi Pillion, commedia sentimentale inglese che mi ha ricordato Lubitsch o Wilder, per la capacità di raccontare leggerezza le paure del presente. Incontreremo Adam Mars-Jones, autore del romanzo da cui è tratto. Tra i film dimenticati dai festival maggiori, vi segnalo l’ultimo del novantatreenne Edgar Reitz, Leibniz: Chronicle of a Lost Painting, preziosa riflessione sul potere delle immagini e sulla vita.

Molto di più
Vi proponiamo in sala, integralmente, le due migliori serie italiane dell’anno: L’arte della gioia e Portobello. Rendiamo omaggio a Ermanno Olmi, poeta del cinema, colto, ispirato, ironico e profondo, innamorato della vita e sempre sorretto da un’indipendenza che ce lo fa sentire un artista prezioso e attuale. Presentiamo una retrospettiva con alcuni dei migliori film ispirati ai romanzi di Stephen King, che oggi ci sembrano una profezia sugli Stati Uniti contemporanei. E poi c’è la prima parte del progetto Attraversando quei corpi, 1969-1989, dalla strage di Piazza Fontana al crollo del Muro di Berlino, ideato da Fabrizio Gifuni e prodotto dalla Cineteca insieme a ERT. Gifuni è un artista che ha fatto dell’impegno civile una parte essenziale del suo lavoro di ricerca, tra cinema e teatro. Gli incontri, le proiezioni, gli spettacoli saranno un percorso di approfondimento prezioso e necessario per capire meglio i fatti che hanno segnato la storia recente del nostro paese.
Buone Visioni!

Gian Luca Farinelli