È stato un film strano per me. È per metà sulla lista nera – vorrei tanto fare un film sulla caccia alle streghe, ma questo non lo è. È fondamentalmente una storia d’amore, una storia su due persone politicamente e socialmente diverse che naufragano a causa delle pressioni subite dalla caccia alle streghe. L’intero quadro si presta a ogni tipo di commento doloroso. C’era un tremendo ottimismo alla fine della guerra. Tutti erano terribilmente orgogliosi, il futuro sembrava pieno di speranza. Il mutamento fu lento e sottile. La maggioranza della gente si chiuse in se stessa e il dubbio crebbe. Dopo che fu tutto finito, c’era come un senso di qualcosa che si è perduto. La semplice distinzione tra giusto e sbagliato non esisteva più. […] Ma Come eravamo vuole essere proprio ciò che il titolo dichiara – una storia d’amore calata davvero nel “modo in cui eravamo”.
Sydney Pollack
Come eravamo è il film di un autore ormai maturo che riflette sui sogni della giovinezza, che li rivede, li ricorda con l’occhio nostalgico di chi si sta lentamente avviando e la vecchiaia, di chi sa che – come che siano stati – essi sono ormai irrecuperabili. […] Il flashback iniziale diviene il corpo stesso del film, la presenza del passato che si confronta crudelmente col presente su uno sfondo politico che però resta, dopotutto, sempre in secondo piano rispetto alla vicenda sentimentale dei protagonisti, anche se proprio esso è il fattore di sfaldamento della loro unione. A Pollack interessa cogliere ciò che muta nel tempo, ciò che condiziona impercettibilmente, eppure sempre più globalmente, sentimenti e sogni, ricordi e affetti. A Pollack interessa riflettere sul Tempo e i suoi mutamenti che lungo il suo flusso gli esseri si trovano inaspettatamente a vivere e a soffrire. […] Pollack si rivela sempre più una possibile versione americana di certa sensibilità truffautiana: come il regista francese egli riflette sull’amore, sul Tempo, sulla provvisorietà, sulla fine dell’interiorità, sulla felicità dell’incontro, sulla tristezza dell’addio. Nel suo cinema le cose succedono e gli uomini le vivono, felicemente o tristemente, ma sempre senza controllarle poiché il vero ed unico riferimento di esse resta il Tempo, ovvero l’unica componente del vissuto che sfugge irreparabilmente poiché ad esso non partecipa, ma lo determina attraverso il mutamento. […] Il Tempo è sempre il grande protagonista del cinema pollackiano, anche in questo film apparentemente dedicato alla Storia, alla quotidianità, alla politica.
Franco La Polla
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