Grand ciel

(Francia-Lussemburgo/2025) di Akihiro Hata (92')
Per la proiezione di Grand ciel, così come per gli appuntamenti della rassegna Oltre il dolore: il cinema dalla parte delle vittime del 6 e 12 maggio, la Fondazione emiliano romagnola per le vittime di reato offre 150 biglietti gratuiti da ritirare fino al loro esaurimento presso il Bookshop della Cineteca di Bologna (Voltone di Palazzo Re Enzo, Piazza Maggiore 1/L).
Info
Cinema Modernissimo
Grand ciel

(Francia-Lussemburgo/2025) di Akihiro Hata (92')

2015, un lavoratore interinale senza documenti è morto sul posto di lavoro ed è stato dimenticato, scomparendo in una zona grigia dal punto di vista legale. Questa idea è diventata un’allegoria. Nel film le scomparse rappresentano l’alienazione, la cancellazione di sé dovuta alle pressioni e alla competizione sul lavoro e l’invisibilità dei lavoratori più precari. [...] Penso che la paura possa al tempo stesso unire e dividere. Questo è ciò che voglio mostrare nel mio film. Saïd, uno dei colleghi di Vincent, cerca di unire i lavoratori in modo da affrontare la minaccia che incombe su di loro. Vincent invece, il personaggio principale, intraprende una strada diversa: quella del “ognuno per sé”, per salvaguardare i propri interessi. Penso che tutti noi abbiamo un “Vincent” dentro.
Akihiro Hata

Certi film si illuminano a vicenda. Talvolta a distanza di anni. Per capire davvero Alien di Ridley Scott, film seminale se mai ve ne furono, bisognava aspettare di vedere Grand ciel, robusto esordio made in France del giapponese Akihiro Hata, trapiantato a Parigi dal 2003. Il primo è un film di fantascienza che trasmuta in horror cambiando la storia dei due generi. Il secondo un film sociale che evoca l’espressione lanciata ormai trent’anni fa dal celebre e contestato libro della francese Viviane Forrester, “l’orrore economico” appunto. La strana sensazione di parentela tra l’esordio di Hata e il classico di Scott, 1979, nasce sui titoli di testa, stridori e clangori sullo schermo buio. Un anticipo d’angoscia che si fa insistente quando seguiamo i protagonisti, operai edili, nelle viscere di quell’immenso cantiere da cui dovrà sorgere una scintillante smart city battezzata Grand ciel. Ma diventa eclatante quando gli operai iniziano a sparire, letteralmente, nei meandri di quel labirinto di ferro e cemento. [...]
Il cantiere di Grand Ciel riporta a terra la metafora spaziale. L’astronave lanciata in chissà quale remoto futuro, concentrato di tecnologia e barbarie, è oggi un immenso edificio in costruzione che sembra vivere di vita propria e divora i corpi dei propri artefici. Non c’è più nessuna Sigourney Weaver (una donna, per la prima volta) a tener testa ai mostri del capitale. Anzi il mostro non ha più nemmeno un corpo o una forma. È la polvere umiliante che resta appiccicata agli operai ben oltre l’orario di lavoro. È il calcestruzzo in cui (forse) vengono sepolti i corpi di chi muore sul lavoro. È la struttura stessa del profitto, e del potere, che inquina menti e vite dei lavoratori spingendoli uno contro l’altro.
Fabio Ferzetti

Serata promossa da Coop Alleanza 3.0

Scarica la cartolina
Info
Cinema Modernissimo

Lingua

Versione originale in francese con sottotitoli in italiano