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Inizialmente ho sentito un breve audio in cui Hind Rajab chiedeva aiuto. La sua vocina si faceva strada nel caos, chiedendo semplicemente di non essere lasciata sola. Nel momento in cui l’ho sentita, qualcosa dentro di me è cambiato. Ho provato un’ondata travolgente di impotenza e tristezza: non intellettuale, ma fisica. Come se il mondo avesse perso leggermente il suo equilibrio. La voce di Hind, in quel momento, è diventata qualcosa di più della supplica disperata di una bambina. Sembrava la voce stessa di Gaza, che chiedeva aiuto nel vuoto, accolta dall’indifferenza, accolta dal silenzio. Era una metafora dolorosamente reale: un grido di soccorso che il mondo poteva sentire, ma al quale nessuno sembrava disposto o in grado di rispondere. Ho poi iniziato a parlare con la madre di Hind e con le persone che erano dall’altra parte del telefono, quelle che hanno cercato, contro tutte le difficoltà, di salvarla. Abbiamo parlato per ore. Dalle loro parole e dalla presenza inquietante della voce stessa di Hind, ho iniziato a costruire una storia. Una storia radicata nella verità, sostenuta dalla memoria e plasmata dalle voci di coloro che erano lì. [...] Questo film non è solo mio. Porta con sé il peso della fiducia della madre di Hind, la memoria di una bambina la cui voce il mondo non può permettersi di ignorare, e il coraggio di chi ha tentato di raggiungerla: la squadra della Mezzaluna Rossa rimasta in linea con lei, il medico e l’autista dell’ambulanza uccisi nel tentativo. Custodisce la grazia di chi ha perso tutto, eppure ha trovato la forza e la generosità di aprire il cuore e condividere con me il proprio lutto, la propria dignità e un’umanità incrollabile.
Kaouther Ben Hania
La voce di Hind Rajab è il film del 2025. È diretto dalla tunisina Kaouther Ben Hania e come ormai tutti sanno racconta la tragica morte di Hind Rajab, una bambina palestinese uccisa a Gaza nel gennaio 2024 dall’esercito israeliano. La regista ha usato, con il consenso della famiglia, le registrazioni della vera voce della piccola, che stette per ore al telefono con gli operatori della Mezzaluna Rossa di Ramallah implorando di essere salvata: si trovava in macchina con zii e cugini, uccisi prima di lei. Tutto si svolge nel centralino della Mezzaluna, con gli operatori che parlano con la bambina cercando, fra mille difficoltà, di organizzare i soccorsi. È un film terribile, suscita una rabbia e un’angoscia senza pari; e al di là del fattore emotivo e politico è un film bellissimo e potente, è grande cinema costruito su quattro attori magnifici.
Alberto Crespi
In collaborazione con Biografilm Festival