Laggiù qualcuno mi ama

(Italia/2023) di Mario Martone (128')
Sotto le Stelle del Cinema - Omaggio a Troisi
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Laggiù qualcuno mi ama

(Italia/2023) di Mario Martone (128')

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Cinefilia Ritrovata - Laggiù qualcuno mi ama
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Massimo Troisi era rigoroso, perché inventava una lingua invece di mediare, ed era grande perché poi comunicava con tutto il suo corpo. Universale era la sua poetica; rara, se non unica, la sua pratica. Poi qualcuno si lamentava di quella sua ‘pigrizia’ che lasciava nei film delle tracce di incompiutezza. Massimo era umile, e, forse condizionato da queste critiche, diceva di non sentirsi sempre all’altezza del suo ruolo di regista (anche questa sua modestia era un tratto che lo distingueva da tanti colleghi). Bene, io invece ho sempre associato questo senso di non finito, di non appagato, di non pieno, alla sua mitezza da ‘non allineato’. Era un segnale di disagio che in film peraltro così belli come Scusate il ritardo o Le vie del Signore sono finite lasciava un retrogusto amaro. [...] Il cinema di Troisi si esprimeva per frammenti, per soprassalti improvvisi, alternava pieni e vuoti, ora era acceso, ora era stanco. Il cinema di Troisi era bello perché aveva la forma della vita.

Mario Martone


Non una biografia di Troisi, e nemmeno un film su Troisi comico. Il documentario di Mario Martone è altro: un videosaggio su Troisi regista (memorabile il montaggio che dimostra la prossimità di Troisi all’estetica della nouvelle vague più morbida, e a Truffaut in particolare); una storia indiretta di un momento straordinario della cultura napoletana (la biografia interessa soprattutto quando si intreccia con la storia della città); di conseguenza, inevitabilmente, un’autobiografia generazionale. E per questo, fa l’altro, il regista decide forse per la prima volta di mettersi in scena come intervistatore e voce narrante. Gli intervistati non sono quasi mai testimoni diretti, colleghi o amici, ma persone che all’epoca erano spettatori e conoscevano quel mondo o ci vivevano: Francesco Piccolo, Goffredo Fofi, Paolo Sorrentino, (acutissime le sue osservazioni sul ritmo nei film di Troisi) i critici Federico Chiacchiari e Demetrio Salvi di “Sentieri selvaggi” che per primi gli dedicarono una monografia. Martone è stato spesso un regista-saggista, non solo nei suoi documentari ma anche nei film di finzione. Qui, perfettamente a suo agio con la materia (le due ore di durata volano), trova soprattutto la perfetta temperatura, l’intreccio tra intelligenza interpretativa e una trattenuta commozione nello sguardo rivolto indietro: basti guardare i momenti in cui spiega il gusto di Troisi per il sottotono e il fuoricampo, o il montaggio sui titoli di testa, con Je so’ pazzo di Pino Daniele che accompagna i filmati di repertorio nella Napoli anni Settanta, chiarendo subito una dimensione insieme estetica e politica.

Emiliano Morreale 



Serata promossa da AgriBologna
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Lingua

Film in lingua italiana con sottotitoli in inglese

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