Paz!

(Italia/2001) di Renato De Maria (102')
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Paz!

(Italia/2001) di Renato De Maria (102')

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Sono partito dai fumetti. Niente cornice, niente premesse né conseguenze. Volevo lavorare dentro i fumetti di Andrea, e cercare di farlo con rigore. Pazienza è stato il narratore geniale di una generazione. Non solo: ha inventato e raccontato personaggi che sono simboli della giovinezza, di una stagione particolare della vita. Nel mio film ho incrociato le vicende di tre personaggi che appartengono a storie diverse di Paz. Due erano quasi obbligatori, il terzo è più il frutto di una mia scelta personale. I primi due sono Pentothal e Zanardi, il terzo è Enrico Fiabeschi. [...] Pentothal rappresenta la generazione del ’77 bolognese: il movimento, non solo politico ma anche culturale. Quella galassia di studenti fuori sede, quasi tutti iscritti al Dams, che era un grande crogiuolo di musicisti, poeti, pittori e performer di vario tipo. Zanardi è il personaggio più famoso di Andrea. È più acido, più spigoloso. È la giovinezza allo stato puro. Cinico. Durissimo. Amorale. Fiabeschi è il personaggio che ho più costruito io. Appare solo in due pagine di una storia di Paz che si chiama Giorno. Per trarre un personaggio da uno spunto così esile mi sono ispirato alle vignette che uscivano sul “Male” o su “Frigidaire”. [...] All’inizio girare in digitale non è stata una scelta ma una necessità. Costava meno, era più agile. Poi, nel corso della lavorazione, mi sono accorto che era la tecnologia ideale per il film che avevo in mente. Ho usato una videocamera agile e leggera, con una resa cromatica molto buona. Con lo scenografo e il direttore della fotografia abbiamo lavorato molto sui colori: Pentothal ha soprattutto toni di grigio e nero, un grigio molto metallizzato, Zanardi vira su un verde molto acido, mentre Fiabeschi è avvolto in un blu abbastanza forte.

Renato De Maria


 

L’universo di Paz! cerca di fare i conti con la marca antillusionistica e antirealistica per eccellenza del fumetto, tentando di restituire quella certa cattiveria, ma anche quella profonda umanità e fragilità dei personaggi di Pazienza attraverso una messa in scena in cui il digitale leggero si fa ‘sporco’, sia nel senso della particolare ‘pasta’ fotografica che produce, sia quale strumento particolarmente disponibile ad essere usato ‘a mano’ [...]. L’importanza di Paz! consiste dunque nell’aver contribuito a sondare ed esplorare le possibilità di un mezzo, quale appunto il digitale low profile, capace di mettersi completamente al servizio della personalità di un autore, aspetto, questo, tanto più rilevante per un film derivato da un’opera fumettistica, nella quale solitamente il problema dello stile è centrale.

Christian Uva

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Film in lingua italiana

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