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“Il suo erotismo non è magico, ma aggressivo: nel gioco dell’amore, lei è ugualmente cacciatrice e preda: il maschio è oggetto come a sua volta lei per lui. Una donna libera è l’assoluto contrario di una donna facile” (Simone de Beauvoir). In un’epoca dominata da tabù e moralismi, il fenomeno Brigitte Bardot scandalizzò i benpensanti con l’erotismo disinibito di una “donna libera”. In Piace a troppi B.B. precorse la ventata di giovinezza della Nouvelle Vague, impersonando se stessa, una bellissima ragazza spregiudicata e selvaggia, che vive senza freni la propria corporalità. Divenne così l’immagine dell’emancipazione femminile, ma senza alcuna ideologia che non fosse il proprio individualismo. Declinò il suo personaggio perlopiù nelle commedie ma affrontò anche il dramma, mostrando, grazie a Autant-Lara, Clouzot e Malle, quali tormenti si celassero dietro la sua avvenenza. Dagli anni Settanta, con l’irrompere di nuove trasgressioni, uscì dall’attualità ed entrò nel Mito. Nei cinquant’anni successivi, B.B. si è impegnata in battaglie meritorie per la protezione degli animali e dell’ambiente, battaglie ‘progressiste’ che stridevano con le sue dichiarazioni a favore della destra xenofoba. Ma B.B. ha sempre obbedito soltanto alla propria libertà.
Roberto Chiesi
(Italia-Francia/1956) di Steno (88′)
(Et Dieu… créa la femme, Francia-Italia/1956) di Roger Vadim (95′)
(Le Mépris, Francia-Italia/1963) di Jean-Luc Godard (105′)
(En cas de malheur, Francia-Italia/1957) di Claude Autant-Lara (122′)
(La Vérité, Francia-Italia/1960) di Henri-Georges Clouzot (128′)
(Francia-Italia/1965) di Louis Malle (112′)
(Le Mépris, Francia-Italia/1963) di Jean-Luc Godard (105′)
(Histoires extraordinaires, Italia-Francia/1968) di Federico Fellini, Louis Malle e Roger Vadim (120′)