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“Sono cresciuto con i film di Julien Duvivier e tutto il cinema del dopoguerra. Direi che la mia educazione è stata in bianco e nero, con uno schermo di piccolo formato, piuttosto che in CinemaScope a colori”. Figlio del grande sceneggiatore e dialoghista Michel, Jacques Audiard ha sempre rivendicato il suo essere cineasta profondamente legato alla Francia e alla sua cinematografia.
Ma il suo non è certo un cinema ombelicale: al contrario, i film di Audiard si muovono tra i generi, entrano nelle banlieue, travalicano i confini patri, raccontano ascese e cadute, percorsi accidentati disseminati di violenza e disperazione. Una galleria di personaggi fragili, pericolosi come animali feriti, protagonisti di una realtà spinta ai limiti più estremi. Come nel suo ultimo film Emilia Pérez, in sala a gennaio, premio della giuria e allo strepitoso cast femminile (Karla Sofía Gascón, Selena Gomez, Adriana Paz e Zoe Saldana) a Cannes 2024. Con i favori del pronostico nella scorsa all’Oscar per il miglior film straniero.
(Francia/1996) di Jacques Audiard (107′)
(Sur mes lèvres, Francia/2001) di Jacques Audiard (115′)
(De battre mon coeur s’est arrêté, Francia/2005) di Jacques Audiard (107′)
(Francia-Italia/2009) di Jacques Audiard (150′)
(Dheepan, Francia/2015) di Jacques Audiard (109′)
(Francia-Italia/2009) di Jacques Audiard (150′)