‘Una gita scolastica’ in Piazza Maggiore

Venerdì 24 luglio, con la video-presentazione di Pupi Avati

Venerdì 24 luglio, alle ore 21.45 in Piazza Maggiore, un classico firmato nel 1983 da Pupi Avati, preceduto da un video-saluto dello stesso registaUna gita scolastica.

“La Rai decide di rimandare al prossimo anno un film praticamente già pronto – racconta Pupi Avati – e così mi trovo senza committenti e senza alternative. Sento incombente l’obbligo di cercare di mettere in piedi qualcosa in fretta altrimenti sarò costretto ad accompagnare al mare la mia famiglia… Per non andare a Fregene o al Circeo frugo febbrilmente i ricordi e così con mio fratello buttiamo giù in poche ore questo ricordo scolastico di una nostra amatissima zia, Laura, scomparsa da alcuni anni. Un ricordo lontano più di mezzo secolo che però aveva invaso gran parte della sua vita. La memoria di una gita a piedi da Bologna a Firenze traversando gli Appennini”.

Una gita scolastica – ha scritto Andrea Maioli – è un piccolo grande film. Piccolo produttivamente e per genesi, grande per i premi che raccoglie e per gli spettatori che porta nelle sale. L’avventura ha inizio in piazza San Domenico, a Bologna, ma subito la città diventa uno sfondo lontano mentre la classe guidata dal professor Balla e dall’affascinante professoressa di disegno Serena Stanzani si inerpica sulle colline. I codici avatiani sono ben presenti e rispondono tutti prontamente all’appello. La memoria e l’autobiografismo, l’ineluttabilità della fine, la fine dell’innocenza: può essere quella di un’epoca (siamo alla vigilia della Grande guerra e da quel momento in poi il mondo non sarà più lo stesso) o può essere, come in ogni racconto di formazione e questo lo è a pieno titolo, il passaggio dalla spensieratezza dell’adolescenza alla fatica della maturità. La divisione dei ruoli: il «soccombente» professor Balla, perdutamente e inutilmente innamorato della bella collega, trova un riflesso proprio in Laura, follemente persa per il bello della classe che ovviamente ha occhi per tutte ma non per lei; o quelle differenze sociali, già ben visibili e delineate all’interno della terza G, che troveranno l’acme nel successivo Festa di laurea. In tre giorni e tre notti nascono e finiscono amori, si ride e si piange, ci si raduna attorno a una tavola, si fa musica, il professor Balla si illude e il suo sogno d’amore muore all’alba, il trentesimo ragazzo della classe (all’appello iniziale non si è presentato, quindi ne risultano «29 partiti 29 arrivati»), il ribelle, probabilmente il più maturo, scapperà prima che il gruppo faccia ritorno da Firenze a Bologna, fuggirà non tanto dalle responsabilità quanto dai fantasmi del fallimento, dalle consuetudini borghesi e dalla guerra imminente: ma prima avrà trascorso una notte d’amore proprio con la bella e infelice professoressa. Anche Laura coronerà il suo artificiale sogno d’amore, comprando il compagno di classe con un orologio da tasca: «Fu quel pomeriggio che capii di essere felice e che anche la menzogna può essere bella, purché non finisca subito»”.