In anni in cui l’Algeria è il grande rimosso del cinema francese, Resnais e il suo sceneggiatore Jean Cayrol scelgono una chiave obliqua per trattare il tema, inserendolo come elemento dirompente nelle dinamiche famigliari della borghesia francese di provincia. Ambientato in una città che reca ancora i segni della Seconda guerra mondiale, come molto cinema di Resnais è una riflessione sulla memoria, ma anche sull’irrappresentabilità dell’orrore e della violenza. Premio speciale della giuria a Venezia e coppa Volpi a Delphine Seyrig. (Emiliano Morreale)