Nuovi corsi 2026
Scopri tutti i corsi
Premio Sandro Toni
Scopri di più
"L'Oscar è bello ma scomodo"
leggi l'approfondimento
Inaugurazione di stagione
scopri di più
Scegli il tuo mondo
programmazione
Cerca
Sceneggiatrice per Bertolucci, Bellocchio e Salvatores, Ludovica Rampoldi passa dietro alla macchina da presa con Breve storia d’amore con Pilar Fogliati e Adriano Giannini.
Mercoledì 25 marzo, alle ore 20, la proiezione di Breve storia d’amore alla presenza di Ludovica Rampoldi.
Una carriera a scrivere per il cinema e poi il salto dietro alla macchina da presa. È la storia di Ludovica Rampoldi, sceneggiatrice – tra gli altri – per Bernardo Bertolucci, Marco Bellocchio, Gabriele Salvatores, che incontrerà il pubblico al Cinema Modernissimo di Bologna domani, mercoledì 25 marzo, alle ore 20, in occasione della proiezione del suo esordio alla regia: Breve storia d’amore, affidato ai volti di Pilar Fogliati (Lea) e Adriano Giannini (Rocco), Valeria Golino (Cecilia), Andrea Carpenzano (Andrea).
Una storia di due coppie. I trentenni Lea e Andrea, e i cinquantenni Rocco e Cecilia. Quattro personaggi i cui destini collidono la sera in cui Lea conosce Rocco in un bar e inizia con lui una relazione clandestina, consumata in una stanza d’albergo. Un tradimento come tanti, in apparenza, che prende una piega imprevista quando Lea comincia a infilarsi nella vita di Rocco, fino a coinvolgere i rispettivi compagni in una resa dei conti finale.
“Avevo in mente un tono e un ritmo preciso – dice Ludovica Rampoldi –, il languore dei pomeriggi in un albergo in disarmo, i dialoghi dopo il sesso, le bugie guardandosi negli occhi, le risate di chi ride insieme per la prima volta, l’inquietudine di chi vede la propria vita partire alla deriva. Volevo che fosse un film serio ma non drammatico, essendo l’ironia lo strumento più affilato per andare in profondità. E volevo che avesse un passo di racconto capace di coinvolgere lo spettatore, depistandolo e interrogandolo come in un mistery o in un thriller psicologico. Far convivere questi tre elementi – il romance, l’ironia, il thriller – è stata la sfida maggiore. Ho cercato di osservare questi quattro personaggi alla giusta distanza, come il protagonista guarda le sue formiche nella teca: creature che si affannano, ignare che il mondo non si esaurisce in quella scatola di plexiglass. Li ho raccontati senza giudizio, rispecchiandomi in ognuno di loro, perché tutti abbiamo tradito, siamo stati traditi, o siamo stati l’altra donna, l’altro uomo. E in questo storto triangolo ho voluto creare un legame tra le due donne in cui una salva l’altra, donandole un’altra prospettiva e gli strumenti per uscire dalla teca in cui ha ristretto il suo orizzonte. Alla fine, ho capito che l’unico atteggiamento possibile di fronte al mistero è accettarlo. L’esistenza dell’altro, la sua vita intima, desiderante e segreta, così come la propria. E che la vita di coppia è, come nella scena iniziale, una partita a scacchi in cui nessuna strategia può salvarti dal prendere un pugno in faccia, e sanguinare”.