L’editoriale di maggio-giugno

Agnès de ci de là Varda

L’omaggio che questo mese rendiamo alla Varda prende il titolo da una miniserie per la televisione, andata in onda nel 2011, in cui Agnès ci porta con sé, a piedi, in auto, in metropolitana, in aereo e in nave, a incontrare persone, luoghi, ricordi, meraviglie, da Copacabana a Los Angeles, fino a San Pietroburgo e Sète. Nel primo dei cinque episodi si reca da Manoel de Oliveira, all’epoca centodue anni, mentre lei aveva superato gli ottanta. È l’incontro tra due cineasti che hanno attraversato il Novecento e l’inizio del nuovo secolo con intatta curiosità. Quando ha cominciato a frequentare Bologna, Varda aveva già terminato la serie, ma continuava a riprendere, fotografare, ascoltare, imparare. La rassegna questo mese parte da Chris Marker, suo amico e ispiratore: sarà lui a farla entrare in una delegazione che nel 1957 visita la Cina – nella mostra Viva Varda! ci sono molte sue tracce, tra cui una sua meravigliosa e rara immagine (si faceva fotografare solo da amici) con colbacco in scooter. Di Marker mostriamo … À Valparaíso, un film seminale, saggio in forma di reportage, dove la sua capacità di sperimentare una lingua inedita, l’ironia e la cultura straordinaria producono un genere nuovo, che Varda utilizzerà per sessant’anni, da L’Opéra-Mouffe a Visages Villages. Varda, con la sua arte di attraversare il tempo, riesce a essere sempre contemporanea sposando le grandi cause politiche; presentiamo, in questo senso, due film esemplari, Salut les cubains, illuminato dalla presenza di Benny Moré, idolo della musica cubana, e Black Panthers, sul movimento e le lotte degli afroamericani. I film di Agnès sono così ricchi che ci mettono in relazione con tanti altri mondi, con i lavori di Mati Diop, Lina Wertmüller, Claire Simon, Jane Campion, Chantal Akerman… perfino con la bella mostra che il MAMbo ha dedicato al magnetico poeta e performer John Giorno, che ci ha ispirato una rassegna, suggerita da Alberto Ronchi e che dedichiamo a Franco La Polla, nella quale presentiamo film di Robert Frank, John Cassavetes, Conrad Rooks e Shirley Clarke, che interpreta sé stessa in Lions Love (… and Lies), girato dalla Varda in poche settimane con le star della controcultura americana.

Centenario Marilyn

Norma Jeane Mortenson Baker nasce il 1° giugno 1926 e muore a trentasei anni, dopo una carriera da attrice di appena tredici anni, con una ventina di ruoli minori e una dozzina da protagonista. Prima intrappolata nel cliché della bionda svampita, poi protagonista, ma anche vittima di una popolarità contagiosa a cui contribuirono la magia del Technicolor, la sua fotogenia, ma soprattutto la forza esplosiva della sua sensualità. Marilyn superava i limiti patinati che una rivista come “Playboy”, dal 1953, aveva imposto, e nemmeno i produttori hollywoodiani riuscivano a metterle la sordina. Sarà poi Billy Wilder, con Quando la moglie è in vacanza e in A qualcuno piace caldo, a far scoprire al mondo, definitivamente, il genio di Marilyn Monroe, le sue qualità di interprete comica, capace di prendersi beffe del puritanesimo yankee.

Alle sue crisi nervose sempre più ricorrenti contribuirono due matrimoni ipermediatizzati e fallimentari, con Joe DiMaggio e con Arthur Miller, che solo alla fine della relazione le regalerà la sceneggiatura degli Spostati – il suo ruolo più autentico, grazie anche a un cast irripetibile e allo sguardo libero e umanista di John Huston. Un mito, quello di Marilyn, che a cento anni dalla nascita si autoalimenta, come Pasolini seppe dire profeticamente nella Rabbia: “La tua bellezza sopravvissuta dal mondo antico / richiesta dal mondo futuro, posseduta / dal mondo presente divenne un male mortale”. Oggi possiamo forse guardarla diversa- mente, capire meglio le ragioni di quel mito. Rivedere i film che ha illuminato con la sua presenza sarà il modo migliore per ritrovarla, per riconoscere la sua assoluta, incandescente, unicità.

Da Antonio Pietrangeli a Laura Samani

La storia del cinema non è scolpita nel marmo, è materia viva che costantemente rivisitiamo. Se in vita Antonio Pietrangeli fu poco considerato da critici e colleghi, oggi i suoi film ci sorprendono e ci interrogano, perché sono modernissime variazioni su ritratti femminili, parlano di donne che spesso, con coraggio, trovano la loro indipendenza da uomini inetti che non capiscono i cambiamenti sociali e antropologici che la società italiana sta attraversando. Dai suoi ritratti maschili molto critici, si distaccano solo i quattro fantasmi (Gassman, Mastroianni, De Filippo e Buazzelli) di Fantasmi a Roma, commedia unica nel panorama italiano, che evitano che si realizzi un abuso edilizio; un film che non fa sconti, in particolare alla borghesia romana negli anni del boom. Laura Samani è un’autrice di grande valore, ancora non abbastanza conosciuta dal pubblico italiano. In un anno in cui il cinema italiano è quasi assente da Cannes, sarà giurata della prestigiosa sezione Un Certain Regard. Le abbiamo chiesto di mostrarci i film che l’hanno ispirata per quel gioiello che è Un anno di scuola. Sarà molto divertente scoprire da lei in che modo i film di autori diversi come Olivier Assayas, Greta Gerwig, Mark Waters, Ingmar Bergman e Maurice Pialat, l’abbiano ispirata.

E ancora….

Come al solito ho illustrato una piccola parte del programma, anche questo mese ricchissimo. Mentre ci prepariamo a Il Cinema Ritrovato XL… un bel traguardo… proponiamo una retrospettiva dedicata a una delle major che hanno fatto la grandezza del cinema giapponese, la Kadokawa, nata, nel novembre del 1945, come casa editrice e diventata nel corso dei decenni un vero e proprio colosso multimediale, che oggi produce e distribuisce manga, libri, animazione, giochi, film. La rassegna è arricchita dai film prodotti dalla Daiei, che la Kadokawa ha acquisito negli anni Settanta, e possiamo così presentare opere di autori come Akira Kurosawa, Kenji Mizoguchi, Kon Ichikawa, Shinji Somai… Buone visioni!

Gian Luca Farinelli

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